Secondo quanto riportato dalla stampa statunitense il 26 febbraio scorso, il governo degli Stati Uniti avrebbe redatto un documento classificato – trapelato tuttavia alla stampa – nell’ambito del quale le forze federali etiopiche e quelle delle milizie regionali sarebbero state apertamente accusate di aver commesso crimini connessi ad una deliberata azione di pulizia etnica nella regione del Tigrai.

In particolar modo, il documento punterebbe il dito sul ruolo delle milizie della comunità regionale Amhara, che avrebbero con sistematicità implementato un programma di pulizia etnica nella parte occidentale della regione del Tigrai, attraverso “l’uso organizzato della forza e dell’intimidazione, distruggendo o radendo al suolo interi villaggi”.

Lo stesso giorno, Amnesty International ha diffuso un rapporto secondo il quale lo scorso mese di novembre, nella città di Axum, si sarebbe perpetrato un vero e proprio massacro ad opera di forze militari eritree, durante un periodo di ben 10 giorni.

Il rapporto di Amnesty, redatto sulle interviste condotte con 41 sopravvissuti, tra i quali alcuni profughi nel vicino Sudan, accusa l’Eritrea di aver condotto per il tramite delle sue forze armate centinaia di esecuzioni sommarie per le strade della città di Axum, sotto gli occhi e con la complicità delle forze federali etiopiche. I fatti si sarebbero svolti tra il 19 e il 30 novembre del 2020.

Lo stesso giorno, invece, il Ministero degli Affari Esteri e l’ufficio del Primo Ministro dell’Etiopia, hanno diramato un comunicato riferito alle accuse formulate dal rapporto di Amnesty International, per chiarire la posizione del governo in merito alla questione.

Il governo dell’Etiopia si dice fortemente preoccupato per le notizie di violenze e stupri che giungono dalla regione del Tigrai dove, ricorda, è in corso un’operazione che definisce di “polizia” nei confronti dei membri del TPLF, accusati di essere i promotori delle violenze e gli istigatori del conflitto iniziato lo scorso novembre.

Il governo dichiara di voler investigare i fatti di Axum così come è impegnata nell’indagine di quelli di Mai Khadra, affidandoli all’esame del Procuratore Generale e della Commissione Federale di Polizia, già in loco per condurre i primi accertamenti.

Il governo ricorda come 36 persone sospettate di aver commesso crimini nella città di Mai Khadra siano già apparse dinanzi alla Corte Federale di Prima Istanza, a conferma di come il governo abbia preso nella massima considerazione ogni denuncia di crimine commesse nelle aree interessate dagli scontri.

Nel riferirsi al rapporto di Amnesty International, invece, il governo si dice preoccupato per quanto oggetto della denuncia, ma al tempo stesso nutre perplessità circa le modalità di conduzione dell’indagine da parte dell’organizzazione umanitaria, basate sulla testimonianza di profughi in Sudan e su alcune interviste telefoniche con residenti di Axum, sulla cui veridicità il governo etiopico esprime riserve.

Data la gravità delle accuse, quindi, secondo il governo di Addis Abeba si impone la conduzione di una indagine più accurata, documentata e priva di elementi anonimi che ne rendono chiaramente debole la credibilità.

Le autorità etiopiche si dichiarano infine pronte a collaborare con gli esperti internazionali dei diritti umani, sebbene secondo il principio di complementarietà che attribuisce al paese la primazia nella condotta delle indagini e delle sue modalità.

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