Con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali del prossimo 9 aprile, si pone per il presidente Omar Guelleh il problema di individuare con urgenza almeno un candidato che possa rappresentare la parvenza di un’alternativa elettorale.

Omar Guelleh, la cui rielezione per un quinto mandato appare pressoché scontata, non intende in alcun modo correre il rischio di far apparire le elezioni come un mero orpello a margine di un regime autoritario, esplorando quindi ogni possibilità per individuare almeno una candidatura nel modesto panorama dell’opposizione politica – vera o presunta – al suo governo.

La maggioranza dei partiti di opposizione ha tuttavia fatto sapere di aver raggiunto un accordo per non presentare alcun candidato, in modo da creare imbarazzo per il presidente e nell’ottica di alimentare le critiche soprattutto a livello internazionale.

Guelleh al potere dal 1999, quando successe a suo zio Hassan Gouled Aptidon, è espressione della comunità etnica somala, del sotto-clan degli Issa, nell’ambito del quale ha costruito buona parte dell’infrastruttura della sua sfera personale di potere.

Gli Issa, parte della più grande famiglia clanica dei Dir, rappresentano la maggioranza della popolazione somala gibutiana, mentre la minoranza è composta da Issaq e Gadaboursi.

Il secondo gruppo etnico del paese è invece quello degli Afar, che rappresentano circa il 35% della popolazione, e che hanno sempre intrattenuto rapporti conflittuali con il clan somalo degli Issa, soprattutto dopo l’indipendenza del paese nel 1977 e l’imposizione del partito unico del Raduno Popolare per il Progresso (RPP), per iniziativa di Aptidon, che ha sistematicamente marginalizzato gli interessi degli Afar.

Le tensioni che sfociarono in conflitto tra il 1991 e il 1994 non sono mai state del tutto sopite, come dimostra il recente incidente nella regione di Tadjouriah, dove dopo un lungo periodo di tregua lo scorso 14 gennaio è tornato a sferrare un attacco contro le forze governative il Fronte per la Restaurazione dell’Unità e della Democrazia (FRUD).

Con attacchi simultanei ad alcune stazioni di polizia e caserme dell’esercito, il FRUD è tornato a rappresentare una minaccia per la sicurezza gibutiana, mostrando chiaramente come l’insoddisfazione politica della comunità Afar abbia raggiunto nuovamente un livello di insostenibilità.

Un secondo attacco armato del FRUD si è verificato il 17 gennaio successivo nell’area di Giba Gibè, imponendo l’adozione di nuove e più articolate misure di prevenzione soprattutto presso le stazioni periferiche della gendarmeria.

Mentre il presidente Guelleh deve risolvere con urgenza il problema della credibilità delle elezioni, infine, dietro le quinte del suo potere si svolge una parallela lotta di potere per la sua successione. Sembrerebbero essere tre i candidati più quotati per succedere al presidente alla fine del quinto mandato, o anche anticipatamente. Al primo posto sembrerebbe esserci Naguib Abdallah Kamil, figlio di primo letto della moglie di Guelleh, Kadra Mahmoud Haid Kamil, e di Abdallah Mohamed Kamil, di etnia Afar e già primo ministro. Naguib Abdallah Kamil, fortemente sostenuto dalla madre e considerato capace di poter raccordare gli interessi delle due anime etniche del paese, ha lavorato come segretario generale nell’ufficio del primo ministro, Abdoulkader Kamil Mohamed, anch’egli di etnia Afar.

Anche il primo ministro Abdoulkader Kamil Mohamed nutre ambizioni per la corsa alla successione, giudicando il giovane Naguib Abdallah Kamil inesperto e privo di reale sostegno all’interno della comunità regionale degli Afar.

Un terzo candidato, allo stato attuale probabilmente meno favorito degli altri, è Djama Elmi Okieh, ex marito della figlia minore di Guelleh, Haidabado, ed attuale ministro della sanità. Un tempo considerato il delfino del presidente e il suo principale consigliere, dopo il divorzio dalla figlia di Guelleh sembra essere entrato in rotta di collisione con la potente ex suocera Kadra Mahmoud Haid Kamil, vedendo sensibilmente ridotto il proprio margine di successo in qualsiasi futura operazione politica.

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