Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato lo scorso 19 febbraio che la nuova amministrazione del presidente Biden intende sbloccare l’erogazione degli aiuti all’Etiopia separando quelli ancora sospesi perché connessi alla questione della diga del GERD dagli altri.

Secondo quanto affermato dal portavoce Ned Price, il presidente intende valutare con attenzione i termini della politica statunitense nell’ambito della questione connessa alla diga, soprattutto al fine di facilitare il dialogo tra le parti in direzione di una possibile soluzione.

Una decisione accolta con favore ad Addis Abeba, che aveva invece registrato un deciso irrigidimento delle posizioni statunitensi nel corso dell’ultima fase dell’amministrazione Trump.

Cautela a Washington anche sulla questione del conflitto in Tigrai, dove, nonostante il reiterato invito all’Eritrea di ritirare le proprie unità militari dalla regione – e nonostante la perdurante smentita sulla presenza tanto da parte di Asmara quanto di Addis Abeba – gli Stati Uniti non sembrano intenzionati al momento a manifestare particolari critiche in direzione del governo del premier Abiy Ahmed.

Il presidente Biden ha discusso telefonicamente lo scorso 18 febbraio della crisi etiopica con il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta, manifestando preoccupazione per il crescente timore di violenze e violazione dei diritti umani. Ciononostante, non è stata assunta alcuna posizione critica nei confronti dell’Etiopia, sebbene la stampa abbia fatto trapelare la notizia di un rapporto segreto dell’amministrazione USA in cui vengono denunciate violenze e massacri in tutto il Tigrai.

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