Prosegue la crisi politica in Somalia, sebbene contemporaneamente proseguano i negoziati per stemperare almeno le occasioni immediate di scontro.

Il 25 febbraio era stato raggiunto un accordo in extremis per rimandare l’attesa nuova manifestazione delle opposizioni, rimandata di dieci giorni. Si è scelto di continuare in scia a quegli incontri con nuovi colloqui per mantenere lo spirito di collaborazione ritrovato: il 1° marzo è stata così raggiunta una nuova intesa, più completa anche se ancora non definitiva e che contempla una nuova manifestazione in calendario per il 6 marzo.

Il Governo ne garantirà la sicurezza e curerà la logistica insieme agli organizzatori, a differenza della precedente del 19 febbraio diventata teatro di scontri tra civili e membri delle Forze di sicurezza leali al Presidente Farmajo, con un bilancio che alcune fonti pongono a 20 vittime, sebbene mai confermate in via ufficiale. Un gruppo di 6 persone scelte dal Governo federale costituirà inoltre l’attesa Commissione di verifica dell’operato dei militari, riguardo gli eventi del 19 febbraio e dell’intervento in occasione di due riunioni politiche dell’opposizione (18 e 19 febbraio), anch’esso violento e che l’opposizione è giunta a denunciare come tentativi di assassinio mirato di candidati alle presidenziali. Immediatamente, la comunità internazionale ha emesso un comunicato di saluto e supporto all’accordo.

In tutti i casi citati, è il Premier Roble a farsi negoziatore con l’opposizione, incuneandosi ancor più in un ruolo di mediatore neutrale e abile perciò a stemperare le tensioni. Tale ruolo è tuttavia per forza di cose limitato: la stessa comunità internazionale insiste si riprenda il dialogo tra il Presidente e le opposizioni, giungendo dunque a definire la data e i meccanismi per le elezioni.

Su questo non vi è stato alcun progresso. Il rammarico del Premier può bastare a rimandare una soluzione, ma i nodi politici e ancor più quelli socio-economici restano pressanti, in primis la nuova ondata di contagi da Covid-19 e gli atti di terrorismo nell’interno.

Un nuovo lockdown potrebbe essere invocato dalle Autorità e servire anche come misura di contenimento delle proteste. L’allarme dovuto alla ritrovata mobilitazione, alle forti ingerenze esterne e dunque a una nuova possibile involuzione della situazione in specie a Mogadiscio resta per ora molto forte.

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