Un grave attentato con autobomba ha colpito il 5 marzo un ristorante nell’area del porto di Mogadiscio. 20 persone vi hanno trovato la morte e altre 30 sono state ferite; in assenza di rivendicazione la responsabilità è attribuita all’Al Shabaab. ONU e Turchia hanno condannato l’attentato.

I terroristi hanno potuto colpire nonostante l’aumento della presenza di Forze di sicurezza deciso in vista della manifestazione prevista il 6 marzo. Il forte dispiegamento di militari tra cui elementi delle Forze speciali Wadar aveva fatto desistere gli oppositori dal proseguire con l’iniziativa, con un annuncio dell’ultima ora.

Dopo aver faticosamente raggiunto un’intesa sul percorso della protesta un ultimo tentativo in merito era stato esperito dal Premier Roble, ma questi incontri sono falliti sia per la determinazione del Presidente Farmajo a proseguire con la linea dettata, sia per il prevalere infine delle posizioni più nette tra i suoi oppositori. L’esistenza stessa di un negoziato ha portato però una calma relativa su questo “fronte”.

Tra gli eventi di terrorismo invece più numerosi spicca inoltre l’assalto a una prigione di Bosaaso in Puntland (5 marzo), ufficialmente respinto con un bilancio di 2 vittime; altre fonti riportano della fuga di centinaia di detenuti, tra i quali esponenti di spicco del terrorismo. Il leader regionale Said Deni apparso in una conferenza stampa in abiti militari ha difeso l’operato delle sue Autorità e promesso “guerra” ai terroristi.

Vi è stato inoltre l’assassinio di un giornalista a Galkayo (Mudug) il 1° marzo; è il primo evento luttuoso del 2021 che veda vittima un giornalista. L’episodio è stato rivendicato dall’Al Shabbab e riporta alla memoria le passate stagioni della guerra interna, delle quali i giornalisti erano stati in gran numero vittime sacrificali. Altri episodi violenti sono avvenuti nel nord del Kenya; i terroristi hanno inoltre giustiziato 5 civili nella capitale, ritenendoli informatori delle Autorità.

Trascorso un mese dalla scadenza del mandato presidenziale – e a una settimana dall’avvio delle audizioni innanzi alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja sul confine marittimo conteso con il Kenya, che saranno visibili in streaming – il dossier politico resta dunque irrisolto. Si osserva nel mentre un decadimento complessivo degli equilibri interni.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here