Il primo ministro etiopico Abiy Ahmed si è recato in volo il 4 marzo nella capitale dell’Eritrea, dove ha incontrato il presidente Isaias Afewerki e con il quale si è poi recato il 6 marzo successivo nel Sud Sudan, per una visita ufficiale di una giornata.

Una missione regionale di grande importanza, caratterizzata dalla priorità di contenere gli effetti dell’instabilità nella regione del Tigrai e impedire l’espandersi delle già critiche tensioni con il Sudan.

L’incontro con il presidente del Sud Sudan Salva Kiir si è svolto a Juba nel palazzo presidenziale ed è stato presentato dai rappresentanti del locale governo come parte di un’iniziativa del presidente Kiir di mediare nella tensione tra Addis Abeba e Khartoum.

I colloqui si tengono a pochi giorni dalla conversazione telefonica tra il Segretario di Stato USA Antony Blinken e il primo ministro etiopico Abiy Ahmed, nel corso dei quali gli Stati Uniti hanno ulteriormente reiterato la loro richiesta per una immediata fuoriuscita delle truppe eritree dal territorio del Tigrai. Una richiesta che continua ad essere reiterata incurante delle ripetute assicurazioni etiopiche ed eritree circa l’infondatezza della notizia, e che gli Stati Uniti sembrano adesso esigere in tempi rapidi.

Scopo della missione è stato anche quello di rafforzare un asse regionale atto da una parte ad esercitare la propria capacità di pressione politica sul Sudan e dall’altro a contrastare il ruolo dell’Egitto, i cui rapporti con l’Eritrea e l’Etiopia registrano in queste settimane il loro minimo storico.

Il presidente Salva Kiir, dalla sua parte, tende a non esporsi in direzione di un vero e proprio asse con l’Eritrea e l’Etiopia, limitandosi a giocare il ruolo del mediatore, in un calcolo politico di interessi che allo stato attuale non presenta per il Sud Sudan un vero e proprio vantaggio nello schierarsi in modo concreto al fianco dei due paesi. Kiir, in sintesi, può beneficiare dal ruolo di moderatore, prestando tuttavia attenzione a non solcare quelle linee rosse che – soprattutto l’Egitto – pone oggi a demarcazione degli equilibri regionali.

La visita di Abiy Ahmed e Isaias Afewerki a Juba si è svolta – non a caso – durante la contestuale visita del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi in Sudan, a Khartoum, rafforzando la convinzione ad Addis Abeba che il grande manovratore delle dinamiche di crisi regionale sia l’Egitto.

Secondo alcuni analisti, l’Etiopia sarebbe disposta a formulare concessioni importanti all’Egitto sulla questione del GERD, a condizione che il Cairo eserciti la sua influenza sugli Stati Uniti e sul Sudan, per alleggerire da una parte la pressione della presidenza Biden sulla questione del conflitto nel Tigrai, dando respiro al governo di Addis Abeba nella gestione del conflitto tuttora in corso, e per trovare una soluzione nella complessa e contestuale crisi dell’al-Fashaga.

Altri manifestano scetticismo verso questo possibile scenario, considerando in tal modo il viaggio di Abiy Ahmed e Isaias Afewerki a Juba come parte di un mero calcolo politico e militare regionale, atto ad espandere quanto più possibile il fronte delle alleanze dei due paesi, al fine soprattutto di contenere la rinnovata esuberanza sudanese e limitare il rischio di problemi nel conflitto in corso nel Tigrai.

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