Secondo un articolo pubblicato dalla rivista inglese The Guardian lo scorso 8 marzo, il perdurare dei combattimenti nella regione del Tigrai e, soprattutto, il perpetuarsi delle violenze sui civili, avrebbe portato allo sviluppo di una forma di resistenza locale attraverso il coinvolgimento soprattutto dei più giovani.

Secondo il Guardian, almeno un terzo della regione non è ancora sotto il controllo delle forze militari etiopiche, mentre continui scontri si verificherebbero in più parti del Tigrai.

Questa situazione sarebbe da ricondurre, secondo la rivista inglese, ad una capacità di riorganizzazione delle forze del TPLF, i cui vertici militari sopravvissuti alla prima fase del conflitto sarebbero riusciti a riorganizzare le forze in numerose aree della regione, lanciando continui attacchi contro quelle dell’esercito federale.

Sia l’ex presidente del TPLF, Gebretsion Debremichael, sia l’ex ministro Getachew Reda sono riusciti a contattare la stampa internazionale, fornendo l’impressione di essere oggi in una situazione più sicura, capace di consentire una ripresa dei combattimenti.

Questa percezione della riorganizzazione delle forze del TPLF è stata corroborata anche da una recente intervista dell’analista dell’International Crisis Group William Davison, secondo il quale molt giovani della regione del Tigrai, in conseguenza delle violenze perpetrate dalle forze federali e dagli alleati eritrei, avrebbero deciso di unirsi ad una sorta di resistenza creata intorno a ciò che resta della struttura militare e politica del TPLF.

Affermazioni seccamente smentite dalle autorità civili e militari etiopiche, che sostengono anzi come una progressiva stabilizzazione stia riportando buona parte dell’area alla normalità.

Quanto riferito dal Guardian e dagli analisti citati dalla rivista è allo stato attuale di difficile verifica, in conseguenza delle difficoltà di accesso alla regione, e quindi alla mancanza di verifiche indipendenti circa la realtà della situazione, ma anche in conseguenza di una vera e propria polarizzazione mediatica tra le formazioni locali e della diaspora a favore del go verno di Addis Abeba o al contrario del TPLF. I social media in modo particolare sono stati letteralmente  sommersi da informazioni e commenti del tutto discordanti e quasi sempre di impossibile verifica, dando vita ad ondate informative “di schieramento” sulla ci attendibilità (tanto governativa, quanto dell’opposizione) è allo stato attuale impossibile dare un giudizio certo.

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