Il Consiglio dell’Unione Europea ha diramato l’11 marzo il documento contenente le Conclusioni espresse dal Segretariato Generale in merito all’evoluzione della crisi in Etiopia, formulate all’indomani della visita nel paese (e in Sudan) da parte del ministro degli esteri finlandese Pekka Haavisto, per conto dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea.

Il documento, nell’esprimere i timori dell’Unione Europea circa l’evoluzione della crisi, specificamente chiede al punto 5. di rispettare la legge si diritti umani, il diritto umanitario internazionale e la legge per i rifugiati, aggiungendo, al successivo punto 9., la raccolta di testimonianze ed evidenze che fanno ritenere possibile la conduzione di violenze e di crimini contro i diritti umani.

Viene più precisamente indicato come notizie di crimini contro l’umanità, uccisioni extra giudiziali, esecuzioni di massa violenze sessuali, rimpatrio forzato dei profughi, saccheggi e distruzioni siano state raccolte dalla Commissione, chiedendone la cessazione immediata.

Al punto 16., il documento accusa invece apertamente l’Eritrea di intervento nel conflitto, chiedendone l’immediata uscita dal territorio del Tigrai. Non solo, ma ne rincara la dose aggiungendo dei sospetti di un coinvolgimento dell’Eritrea nella conduzione dei crimini denunciati da più parti e di cui al precedente punto 5. del documento, chiedendo l’istituzione di una commissione indipendente d’indagine e promettendo un monitoraggio approfondito e costante da parte dell’Unione Europea.

L’Eritrea ha replicato alle Conclusioni formulate dal Consiglio Europeo con una lettera di due pagine prodotta dal Ministero degli Esteri il 14 marzo, con la quale definisce “ingiustificata “la dichiarazione dell’Unione Europea.

L’Eritrea lamenta di non essere stata inclusa nel viaggio del rappresentate speciale dell’Unione Europea, che avrebbe invece ritenuto giustificato alla luce delle accuse formulate direttamente al paese, per poter raccogliere e riferire anche un parere ufficiale da parte delle istituzioni di Asmara.

Il comunicato eritreo richiama inoltre l’invito alla stabilizzazione regionale contenuto nel documento europeo, ricordando tuttavia come la stessa Unione Europea non abbia intrapreso alcuna iniziativa nel corso degli anni passati per favorire questa stabilità e la pace cui si riferisce nella propria comunicazione. Al tempo stesso viene ribadita la responsabilità del TPLF nella crisi e la necessità di non diminuire la rilevanza di questo elemento.

Il documento del ministero degli esteri eritreo, invece, non risponde direttamente alle accuse di una partecipazione diretta al conflitto nel Tigrai, né di conseguenza alle accuse di aver partecipato alle violenze ivi commesse.

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