Il Segretario di Stato USA Antony Blinken ha testimoniato dinanzi al Congresso degli Stati Uniti lo scorso 10 marzo, accusando nuovamente l’Etiopia di violazioni dei diritti umani, violenze e pulizia etnica nella regione etiopica del Tigrai.

Secondo il Segretario di Stato Blinken, “fonti attendibili” dalla regione proverebbero inconfutabilmente la sussistenza di crimini contro la popolazione civile del Tigrai, rendendosi necessaria a suo avviso l’immediata istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente.

Antony Blinken ha anche richiamato alla necessità di un urgente processo di riconciliazione nazionale, ribadendo la certezza della presenza di forze eritree nel Tigrai e chiedendone l’immediato ritiro al fine di poter procedere in direzione di una effettiva pacificazione della regione e una definitiva soluzione della crisi. Ulteriore menzione è stata fatta in merito alle milizie Amhara, chiedendo l’uscita anche di queste dall’area degli scontri.

Lo stesso giorno in cui il Segretario di Stato USA Blinken ha testimoniato dinanzi al Congresso, il vice-capo missione dell’ambasciata etiopica a Washington, Berhane Kidanemariam si è dimesso dal proprio incarico, accusando il premier Abiy Ahmed di aver portato il paese sul “sentiero della distruzione e della disintegrazione”. Il diplomatico ha anche accusato il governo di negare la presenza di presenza in Tigrai di “potenze straniere”, alludendo chiaramente alla più volte denunciata presenza eritrea.

Il governo etiopico ha invece nuovamente smentito le accuse formulate dal Segretario di Stato Blinken, rigettandole totalmente e definendole completamente infondate. Il ministro degli esteri di Addis Abeba ha diramato un comunicato il 13 marzo con il quale si oppone “veementemente” alle accuse formulate dagli Stati Uniti, aggiungendo che “nulla, durante o dopo la fine della principale operazione di polizia condotta nel Tigrai può essere identificato o definito in qualsiasi modo come una mirata, intenzionale azione di pulizia etnica contro chiunque nella regione”.

Al tempo stesso, migliaia di manifestanti delle comunità della diaspora etiopica ed eritrea del Nord Americana hanno organizzato cortei di protesta a Washington il 10 marzo e in numerose altre città degli Stati Uniti e del Canada nei giorni successivi, sostenendo l’operato del governo di Addis Abeba e rinnovando l’amicizia tra Etiopia e Canada.

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