A meno di cambiamenti dell’ultim’ora, lo scenario peggiore per Ismail Omar Guelleh sembra essersi delineato sul fronte delle prossime elezioni.

Alla scadenza del 10 marzo, nessun candidato d’opposizione ha ufficialmente comunicato di aver sottoposto la propria candidatura per le elezioni del prossimo 9 aprile, e appare dunque alquanto improbabile che possano essere comunicate altre candidature da parte del Comitato Elettorale.

In tal modo, il presidente Ismail Omar Guelleh si trova nell’imbarazzante posizione di unico candidato alle elezioni presidenziali, facendo di fatto venir meno tanto l’esigenza stessa delle votazioni, quanto l’ipotesi di una seconda data del 23 aprile per un eventuale ballottaggio.

Le forze di opposizione, pur espressione in larga misura di un contesto etnico minoritario nella demografia del paese, sono riuscite in tal modo ad ottenere un importante successo politico, mostrando in tutta la sua ipocrisia la complessa fase politica attraversata da Gibuti.

Nessun commento è stato ufficialmente diramato né dalla presidenza né dalle autorità incaricate di gestire il processo elettorale (il ministero dell’interno e la Commissione Elettorale), e in molti si chiedono quali possano essere in questo contesto le decisioni del governo. Secondo alcuni esperti locali, le opzioni si riducono a due possibilità: continuità del mandato istituzionale del presidente (con o senza elezioni) o un suo passo indietro e il trasferimento del testimone ad uno dei suoi più stretti consiglieri (in questo caso si tratterebbe di posticipare le elezioni).

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