Concluse le udienze della Corte Internazionale di Giustizia sul confine marittimo tra Somalia e Kenya. I lavori si protrarranno all’Aja sino al 22 marzo per consentire al Kenya di presentare controdeduzioni alle tesi somale. Mogadiscio deve integrarle, entro il 26 marzo.

La Somalia ritiene vi sia una violazione della propria integrità territoriale, ha rinunciato a chiedere risarcimenti, ma vuole la revoca delle licenze per esplorare la presenza in idrocarburi nei tratti di mare conteso. Il Kenya ribadisce di ritenere preminente il Memorandum of Understanding del 2009, che affidava la risoluzione di eventuali controversie a tribunali bilaterali o regionali. Nairobi sottolinea inoltre le proteste di pescatori locali, che dal lato keniota temono riflessi sulle loro attività in acque molto pescose.

Il caso, iniziato nell’agosto 2014, avrà un verdetto entro alcuni mesi. Come già nel contenzioso tra Cile e Perù – iniziato nel 2008 e concluso a gennaio 2014 – è plausibile che la Corte dell’Aja mantenga l’equidistanza come principio-base della delimitazione. La Corte lo temperò allora mantenendo una linea parallela all’equatore in prossimità della costa per 80 km, per tutelare i diritti acquisiti delle comunità dedite alla pesca. La competenza di altri Tribunali è esclusa dalla Corte, perché in contrasto con la sua giurisdizione.

Nel complesso a meno di sorprese appaiono dunque avere maggior forza le tesi somale. Questa sensazione è acuita nei commentatori proprio dal boicottaggio del Kenya, che è sembrato voler delegittimare la Corte prima di un verdetto ritenuto sfavorevole. Aumenta la distanza tra le due capitali, già in rotta di collisione.

Sulla difesa della sovranità e dell’integrità territoriale il Governo di Mogadiscio chiama a raccolta anche le opposizioni, mentre continua l’impasse sul voto. A Mogadiscio si sono recati ancora i Presidenti di Puntland e Oltregiuba Deni e Madobe. Con gli esponenti della Coalizione dei Candidati Presidenziali (CPC) essi hanno dato vita al “Forum di Salvezza Nazionale (NSF)”: quattro persone, con a capo il Presidente del Senato Abdullahi.

Non sembra ancora un passo decisivo, anche se la maggiore collaborazione tra istanze sinora più disperse forza le Autorità federali a farsi più concilianti. Si registra inoltre l’invito più esplicito degli USA ad accelerare verso una intesa – con una dichiarazione “preoccupata” del Segretario di Stato Blinken contro quanti perseguono obiettivi di parte e impediscono un voto trasparente. Gli USA si erano espressi in merito l’ultima volta a gennaio, ovvero prima della scadenza dell’8 febbraio. Creditori internazionali hanno inoltre deciso di sospendere gli aiuti in attesa si sciolga la crisi politica.

I toni non sono ancora ultimativi, ma a fronte di questi eventi Farmajo appare aver voluto muovere un passo e ha convocato i leader regionali a Villa Somalia per il 22 marzo, per “finalizzare” i colloqui sulle elezioni.

Il 13 marzo era stato inoltre accreditato nel frattempo il primo Ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Somaliland, mossa esecrata da Mogadiscio che resta forte del supporto turco. L’interesse degli EAU è sempre forte sul lato politico-commerciale, sebbene sembri diminuire il tratto militare che avrebbe dovuto accompagnarlo. Mentre continuano gli attacchi del terrorismo Al Shabaab nel centro-sud e sono state avviate le prime vaccinazioni contro il virus del COVID19, la presenza e l’azione degli attori internazionali appare ancora l’elemento decisivo della politica interna.

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