Divampa ancora una volta la violenza nella regione del Darfur Occidentale, nel Sudan, facendo registrare oltre 50 vittime e quasi 150 feriti in pochi giorni di combattimenti tra milizie di etnia araba dei nomadi Rizeigat e quelle africane dei Masalit.

Gli scontri, quasi esclusivamente concentrati nella città di El Geneina, la capitale del Darfur Occidentale, sono stati generati il 4 aprile da uno dei ricorrenti episodi di violenza tra le due comunità, che in questa occasione ha interessato il gruppo etnico dei Masalli, due esponenti dei quali sono stato assassinati in circostanze poco chiare.

La spirale di violenza che è scaturita da questo episodio criminale ha innescato nuovamente una più generale conflittualità tra le milizie di etnia araba e quelle africane, in una incessante lotta per le risorse e il controllo del territorio.

L’esercito federale del Sudan ha dispiegato proprie truppe nella città a poche ore dallo scoppio delle violenze, dichiarando lo stato di emergenza e imponendo il coprifuoco.

L’ONU è stata invece costretta a sospendere ogni attività umanitaria nell’area della capitale del Darfur Occidentale, e conseguentemente buona parte delle proprie attività su scala regionale.

L’episodio di violenza dell’ultima settimana segna la fine di una tregua faticosamente raggiunta meno di tre mesi addietro tra le due comunità, dopo che il 18 gennaio circa 130 persone erano morte in conseguenza degli scontri che, sempre nella capitale, avevano imperversato per giorni provocando la fuga di oltre 50.000 civili in direzione delle aree rurali.

La crisi locale rappresenta purtroppo l’eredità dell’insensata politica di violenza sostenuta nel corso del tempo dal regime del deposto presidente Omar al-Bashir, che, rifiutando qualsiasi istanza da parte delle locali comunità ed anzi dichiarandone le milizie fuorilegge, provocò un vero e proprio conflitto che venne combattuto armando le comunità nomadi di etnia araba contro quelle stanziali africane dei Masalit.

Le nuove autorità di governo di Khartoum sono impegnate da mei nel tentativo d favorire un processo di riconciliazione, soprattutto includendo nel nuovo percorso politico nazionale alcune delle numerose fazioni un tempo considerate come forze ribelli. Ciononostante, la conflittualità regionale resta alta così come irrisolte le dispute di mera sopravvivenza tra le due comunità.

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