Nel corso di una conferenza stampa tenutasi lo scorso 4 aprile, il primo ministro etiopico Abiy Ahmed è tornato sulla questione del conflitto nel Tigrai, mutando significativamente la narrativa sostenuta sino ad oggi ufficialmente dal governo.

Il primo ministro ha spiegato come “l’operazione di polizia” condotta dalle forze federali a novembre nella regione sia riuscita nel corso di sole tre settimane ad avere ragione della minaccia rappresentata dalla “giunta secessionista” del TPLF. Quella missione, tuttavia, si è trasformata in una guerriglia “difficile e sfiancante che impegna i militari etiopici su otto fronti”, dopo che le forze del TPLF si sono disperse sul territorio mischiandosi ai contadini e spostandosi di continuo.

Il primo ministro ha aggiunto come l’obiettivo iniziale di concludere l’operazione in soli tre mesi sia oggi giudicato inattuabile, dovendosi pertanto prevedere una permanenza delle unità militari federali (e di quelle regionali a sostegno) ancora per alcuni mesi.

Il giorno precedente, 3 aprile, il gruppo del G7 ha espresso forti preoccupazioni in merito all’evoluzione del conflitto in Tigrai, soprattutto in relazione alle notizie di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze federali etiopiche e di quelle eritree.

Il portavoce del G7 ha ufficialmente annunciato la richiesta da parte del gruppo per l’istituzione di una commissione di inchiesta internazionale che indaghi sulle denunce e individui gli eventuali responsabili. Nello stesso comunicato è stata anche esortata l’Eritrea a ritirarsi con effetto immediato dalla regione del Tigrai.

Il Ministero degli Esteri di Addis Abeba ha risposto al comunicato del Gruppo del G7 con una nota stampa rilasciata in pari data, nella quale viene ribadito come il pieno accesso ai convogli umanitari sia adesso assicurato dalle forze federali, mentre un tema di esperti incaricati di investigare sulle denunce di violenza commesse in loco sarà a breve inviato nella regione.

Nello stesso comunicato si giudicano insufficienti le risorse messe a disposizione dalla comunità internazionale sul piano dell’aiuto umanitario, mentre viene confermato  il ritiro delle forze militari eritree dalle aree di confine con l’Etiopia, senza tuttavia fornire ulteriori particolari circa la dislocazione e la composizione.

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