Lo scorso 25 marzo, in una lettera indirizzata alla Commissione Nazionale Elettorale dell’Etiopia (NEBE), il presidente dello stato regionale etiopico dei Somali ha chiesto al governo federale di riconsiderare la decisione di annullare la registrazione degli elettori di 30 stazioni elettorali ubicate in otto kebele (le più piccole frazioni amministrative dell’Etiopia) dello stato regionale dei Somali.

La richiesta ha seguito la decisione presa dalla Commissione di assegnare allo stato regionale dell’Afar – su richiesta di questo – la giurisdizione elettorale sulle otto kebele.

La questione ha riacceso le rivalità per il controllo in particolare di tre kebele, quelle di Gadamaytu/Garbaise, Undafo/Undufo e Adaytu/Adayitu (indicate con i loro nomi sia in Afar che Somalo), oggetto di un accordo che nel 2014 le aveva assegnate allo stato regionale dell’Afar e che tuttavia era stato impugnato e annullato unilateralmente nel maggio del 2019 dalle autorità dello stato federale dei Somali.

Pochi giorni dopo, il 2 aprile, dall’Afar è stata lanciata un’accusa al governo dello stato regionale dei Somali, ritenuto responsabile di aver inviato le proprie forze speciali ad attaccare le tre kebele contese, provocando la morte di circa 30 persone e il ferimento di circa 80.

Nessun organo di informazione ufficiale, né federale né regionale, ha divulgato la notizia, che è tuttavia ampiamente circolata attraverso i social media.

Nei giorni seguenti le violenze sono nuovamente tornate ad interessare il confine tra i due stati regionali etiopici, facendo registrare un sensibile incremento nel numero della vittime, stimato intorno a 100 secondo le fonti di polizia dello stato dell’Afar.

Di fronte all’evidenza delle vittime, entrambe le amministrazioni dell’Afar e dei Somali hanno confermato le violenze, accusandosi tuttavia reciprocamente della responsabilità.

L’8 aprile, infine, il ministro federale per la pace Muferihat Kamil, ha convocato i due presidenti degli stati federali dell’Afar e dei Somali, Awol Roba e Mustefa Omer, chiedendo un impegno concreto per la stabilità regionale ed ottenendo dai due esponenti politici l’assicurazione di un impegno amichevole immediato per la soluzione della crisi.

Secondo il comunicato diramato dal ministero per la pace, le due autorità regionali si sono impegnate per l’immediato ritiro delle proprie forze di sicurezza dall’area di confine contesa, autorizzando le autorità federali a condurre un’investigazione per comprendere le dinamiche che hanno portato alle recenti violenze.

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