Continuano in Etiopia le violenze etniche nelle regioni dell’Amhara e dell’Oromia, che hanno interessato dalla metà del mese di aprile l’area di Metekel del Benishangul Gumuz, il Welega Occidentale, il Wollo Meridionale, lo Shewa Settentrionalle e la zona speciale Oromo, provocando secondo il capo difensore civico etiopico, Endale Haile, almeno 100 vittime.

Sarebbero invece oltre 250.000 gli sfollati dall’area del Welega Occidentale e di Metekel e circa 75.000 quelli della zona speciale Oromo, che si aggiungono ai circa 50.000 già fuggiti dopo i disordini dello scorso marzo, quando oltre 300 persone persero la vita.

La ragione delle violenze è ancora una volta individuabile nel conflitto etnico che divide gli Amhara dagli Oromo (rispettivamente il secondo ed il primo gruppo etnico del paese per dimensioni) in alcune province della regione dell’Amhara, in ragione soprattutto del controllo delle terre e delle sorgenti d’acqua, da sempre contese tra i gruppi stanziali dediti all’agricoltura e quelli nomadi dediti all’allevamento del bestiame.

Il governo della regione dell’Amhara ha accusato il gruppo clandestino dell’Esercito di Liberazione dell’Oromia OLA (il braccio armato del Fronte di Liberazione dell’Oromia – OLF) delle violenze perpetrate, mentre l’esercito federale etiopico ha dislocato alcune proprie unità nel tentativo di sedare i disordini e ristabilire la calma.

Ha respinto ogni addebito delle violenze l’OLF, invece, che in comunicato diramato via internet smentisce la sua presenza nelle province interessate dalle violenze e accusa al contrario il governo regionale di aver intenzionalmente alimentato tensioni etniche.

Gli accordi del 2018 promossi dal governo di Abiy Ahmed per il disarmo delle unità ribelli e il rientro nella vita civile degli ex guerriglieri, sembra non aver prodotto risultati in seno a numerosi gruppi, tra cui quello dell’OLA, che secondo le autorità dell’Amhara si è nuovamente installato nelle foreste del Welega riprendendo le proprie incursioni contro le comunità non-Oromo promuovendo l’indipendenza dello stato regionale dell’Oromia.

Disordini si sono verificati il 22 aprile anche nella capitale della regione Amhara, Bahir Dar, in conseguenza della diffusione di notizie relative alle violenze perpetrate a danno degli Amhara, senza tuttavia far registrare feriti. Ulteriori manifestazioni di protesta sono state segnalate nelle principali città della regione e secondo la stampa locale numerosi manifestanti hanno indirizzo le loro proteste contro il governo e soprattutto il premier Abiy Ahmed, ritenuto incapace di sedare le violenze e ristabilire gli equilibri regionali.

L’opposizione politica regionale espressa dal Movimento Nazionale Amhara (NAMA) ha sfruttato l’occasione per esacerbare i toni della protesta, denunciare la sussistenza di un “genocidio degli Amhara” e accusare il governo di “terrorismo etnico”, alimentando ulteriori focolai di protesta fortunatamente non sfociati in violenze.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here