Il 21 aprile, il Generale sudanese Issam Mohammad Hassan Karar, che comanda le unità militari impegnate nel sud est del paese e in particolare nell’area dell’al-Fashaga, ha comunicato di aver ripreso il pieno controllo del territorio sino al confine con l’Etiopia.

Ha confermato la notizia anche Idris Al-Hadi, membro del Consiglio Sovrano del Sudan, aggiungendo che non è intenzione del Sudan oltrepassare i confini stabiliti nel 1902, nel rispetto della politica di non aggressione che caratterizza l’azione politica di Khartoum.

Idris Al-Hadi ha anche aggiunto che non è intenzione del Sudan ricorrere alle armi per risolvere le questioni di confine e quelle connesse alle acque del Nilo, perseguendo ogni alternativa pacifica disponibile.

Lo stanziamento delle forze armate sudanesi nell’area dell’al-Fashaga dimostra con chiarezza come l’esercizio della sovranità sulla regione contesa sia diventata una priorità per il governo del Sudan, che esercita in loco un’assertività non riscontrabile al contrario nella questione della diga del GERD.

In quest’ultimo caso, infatti, i toni della narrativa politica sudanese hanno assunto certamente un profilo maggiormente conciliatorio nel corso delle ultime settimane, pur restando critici in merito alle intenzioni dell’Etiopia circa il riempimento del bacino della diga nel corso delle prossime settimane.

Parimenti conciliatoria sembra essere anche la postura del rapporto con l’Egitto, come dimostra la cancellazione da parte del primo ministro Abdalla Hamdok dei progetti per la costruzione di due dighe lungo il Nilo in prossimità del confine con l’Egitto. I due progetti, commissionati all’epoca del regime di Omar al-Bashir, prevedevano lo sviluppo di infrastrutture nelle località di Dal e Kajbar, nello Stato del Nord, ed erano stati oggetto di critiche anche da parte della popolazione locale, che aveva più volte protestato.

La questione del controllo dell’area dell’Al-Fashaga, al contrario, ha assunto una rilevanza primaria sul piano degli interessi strategici del paese, che non sembra intenzionato ad accettare posizioni di compromesso con Addis Abeba e con gli interessi dei suoi cittadini da molto tempo residenti nell’area.

Complice la contestuale crisi nel Tigrai e le tensioni nelle regioni orientali dell’Oromia e dell’Amhara, il Sudan teme che i contrasti etnici etiopici possano produrre effetti destabilizzanti anche sul proprio territorio, già interessato da ingenti flussi di profughi.

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