Il 21 aprile l’Etiopia ha proposto all’Unione Africana di organizzare una riunione urgente per favorire l’individuazione di una soluzione nel contenzioso che divide il paese dall’Egitto e dal Sudan, in conseguenza dello sviluppo della diga del GERD sul ramo etiopico del Nilo Blu.

L’intento dell’Etiopia sembra essere quello di sfruttare una finestra di disponibilità al dialogo di recente manifestata dal primo ministro sudanese Abdalla Hamdok, che ha ribadito l’intenzione di voler cercare una soluzione pacifica della crisi, escludendo qualsiasi ipotesi di escalation militare con l’Etiopia.

Il Sudan ha minacciato di adire il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per promuovere una soluzione giudiziale della crisi, qualora l’Etiopia dovesse procedere come minacciato ad una nuova autonoma fase di riempimento del bacino idrico della diga nel corso dell’imminente stagione delle piogge. Ha tuttavia fortemente ridimensionato i toni del dialogo bilaterale con l’Etiopia – gravato anche dalla questione nella regione dell’al-Fashaga – escludendo la volontà di ricorrere alle armi per la soluzione dei problemi regionali.

L’Etiopia ha recentemente rifiutato la proposta formulata dall’Egitto e dal Sudan di costituire un comitato di mediazione composto dall’Unione Africana, dall’ONU, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, sostenendo come la questione della diga del GERD sia un problema africano che deve essere risolto dagli africani, ritenendo quindi auspicabile il solo ruolo dell’Unione Africana.

L’Etiopia, invero, ritiene che la proposta di coinvolgere, UE, USA e ONU rappresenti solo un tentativo da parte dell’Egitto per rendere più complesso il dialogo e accusarne poi l’Etiopia del fallimento.

Una riunione promossa dall’Unione Africana lo scorso 9 aprile è fallita senza produrre alcun risultato concreto, sebbene una successiva missione diplomatica degli Emirati Arabi Uniti al Cairo e a Khartoum sembra aver rinnovato la possibilità di una ripresa dei negoziati, su basi allo stato attuale non divulgate dai governi interessati.

L’apertura all’Unione Africa prontamente cercata dall’Etiopia il 21 aprile, quindi, si inserisce nel rinnovato intento di Addis Abeba di favorire un dialogo soprattutto con l’Egitto, mediato da un interlocutore ritenuto indipendente e capace di comprendere le dinamiche regionali, cercando al tempo stesso di favorire una separazione delle posizioni di Khartoum rispetto a quelle del Cairo ed isolare in tal modo l’Egitto sul piano della diplomazia continentale.

Un negoziato sul filo del rasoio, nell’imminenza dell’avvio della stagione delle piogge, quando l’Etiopia ha già annunciato che inizierà una seconda fase di riempimento del bacino idrico della diga.

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