La marina militare cinese ha completato presso la propria base militare a Gibuti il nuovo molo capace di permettere l’attracco delle proprie portaerei (la Shandong, la Liaoning e la futura unità prevista in ingresso nel prossimo futuro) e delle navi da assalto anfibio (Type 075), inaugurando in tal modo ufficialmente il primo elemento di una capacità logistica che consentirà alla Marina militare di Pechino una capacità di proiezione in tutto l’Oceano Indiano.

La notizia desta allarme negli Stati Uniti, come ha fatto intendere il comandante dello US Africa Command, Gen. Stephen Townsend, che ha commentato il completamento delle infrastrutture portuali cinesi a Gibuti ricordando che inizialmente fossero state presentate come mero “supporto logistico” alle operazioni anti-pirateria nell’area del Corno d’Africa.

La base di Gibuti è allo stato attuale l’unica infrastruttura navale cinese all’estero, sebbene Pechino appaia interessata ad individuare ulteriori approdi su cui far convergere la propria futura capacità di proiezione oceanica.

Il piccolo stato di Gibuti, che ospita anche basi degli USA e di alcuni paesi europei, accetta di buon grado gli investimenti cinesi sul proprio territorio, senza prestare particolare attenzione in questa difficile fase di crisi agli aspetti più complessi della futuro gestione del debito.

Il presidente Ismail Omar Guelleh, appena rieletto per un quinto mandato, intende massimizzare la capacità di attrazione degli investimenti nel breve periodo, senza considerare con particolare interesse gli aspetti più squisitamente finanziari della gestione del debito e degli impegni assunti, come dimostrato anche dal contenzioso in atto con la società di sviluppo e gestione portuale DP World degli Emirati Arabi Uniti, che ha promosso un arbitrato contro il piccolo paese africano all’indomani della revoca della concessione portuale.

Lo sviluppo della base cinese, oltre a questioni meramente finanziarie connesse alla sostenibilità del debito, comporta invece anche l’adozione di una postura politica che rischia di determinare prima o poi tensioni con gli Stati Uniti e con altri partner ed investitori internazionali di Gibuti, in una dinamica che non sembra tuttavia allo stato attuale destare alcun reale interesse per le locali autorità di governo.

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