Secondo quanto riferito dal governo del Sudan il 29 aprile, e confermato dai media della Russia, Khartoum avrebbe sospeso con effetto immediato qualsiasi accordo con Mosca per l’apertura di una base militare navale a Port Sudan, sul Mar Rosso.

L’annuncio dell’interesse russo per l’apertura di una base navale in Sudan era stato confermato dal governo di Mosca lo scorso dicembre, quando erano stati svelati i dettagli di un accordo che avrebbe portato alla firma di una concessione di 25 anni per la realizzazione di un polo logistico navale ad uso esclusivo della marina militare russa. Si sarebbe trattato dalla prima base navale russa in Africa e della seconda al di fuori del territorio russo, dopo quella di Tartus in Siria.

La decisione appare agli occhi degli analisti come strettamente connessa all’evoluzione delle direttrici politiche promosse dalle autorità di governo del Consiglio Sovrano, che hanno cercato attraverso l’apertura agli Stati Uniti di mitigare la grave crisi economica del paese ottenendo la fuoriuscita dalle liste del terrorismo internazionale, potendo beneficiare dello sblocco dei crediti da parte della Banca Mondiale.

Sebbene manchi qualsiasi elemento atto a suffragare la specifica ipotesi, non sembra improbabile che la decisione di sospendere lo sviluppo del porto militare russo nel Mar Rosso possa essere una diretta conseguenza del rinnovato rapporto con gli Stati Uniti, che verosimilmente avrebbero esercitato la propria capacità di persuasione politica anche attraverso la riduzione degli impegni del Sudan verso la Russia.

Sostiene questa versione dei fatti anche l’agenzia russa Interfax, che, attraverso un’intervista ad un ex ammiraglio della marina militare di Mosca, senza mezzi termini indica negli Stati Uniti la sorgente della richiesta per la sospensione dell’accordo.

Il governo russo non ha ufficialmente commentato la notizia, mentre l’ambasciata di Mosca a Khartoum ha laconicamente dichiarato di non aver ricevuto alcuna indicazione da nessuna delle due parti.

Il progetto per l’apertura della base navale russa a Port Sudan risale ad accordi siglati ancora all’epoca del governo del deposto presidente Omar al-Bashir, poi confermati dalle autorità del Consiglio Sovrano nel tentativo di coinvolgere partner internazionali a sostegno del rilancio dell’economia sudanese.

A margine dell’installazione militare, infatti, la prospettiva di maggiore interesse per Khartoum è quella di un potenziamento dell’industria russa nel settore minerario del paese, già attiva in due diversi siti produttivi.

La richiesta di sostegno finanziario alla Banca Mondiale, tuttavia, unitamente al rinnovato rapporto con gli Stati Uniti, ha determinato la maturazione di un quadro delle relazioni internazionali non  facilmente conciliabile per il Sudan, costretto oggi ad operare scelte di carattere politico particolarmente impegnative.

Navi russe hanno invece fatto scalo a Port Sudan a più riprese tra il mese di febbraio e quello di aprile, nell’ambito di una campagna volta a cercare di influenzare il locale governo in direzione del rispetto degli impegni assunti.

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