La presidente del Comitato Elettorale Nazionale dell’Etiopia (NEBE), Birtukan Mideksa, ha annunciato il 15 maggio che le elezioni nazionali sono state rimandate. La causa, secondo quanto riporta la NEBE, è dovuta a molteplici problemi logistici che rendono impraticabile il normale svolgersi del voto.

Già da qualche mese la NEBE aveva informato che la registrazione dei votanti stava subendo ritardi (solo 37 abitanti su 110 milioni risulterebbe registrata), menzionando la presenza di ulteriori problemi di natura logistica connessi all’insufficienza del personale elettorale disponibile, così come la stampa e distribuzione delle schede elettorali. La presidente Mideksa ha affermato che “si è rivelato quasi impossibile risolvere tutto questo entro le date inizialmente fissate”.

Il contesto in cui s’inserisce questo rinvio è piuttosto fosco, come lo fu quello dello scorso agosto, quando le elezioni furono rimandate per la pandemia da Covid-19. Ad oggi, infatti, le attività di una vera e propria campagna elettorale sono state decisamente modeste, ad eccezione di quelle del Partito della Prosperità del presidente Abyi Ahmed, mentre numerosi partiti d’opposizione avrebbero deciso di boicottare le elezioni.

Lo scorso agosto il rinvio delle elezioni rappresentò il culmine della crisi che portò allo scoppio del conflitto tra il governo federale e le autorità tigrine del TPLF, queste ultime decise ad indire in ogni caso il voto regionale nel successivo mese di settembre, nonostante la decisione del governo. Queste elezioni segnarono l’inizio dell’escalation che ha portato poi alla guerra dello scorso novembre.

Nonostante il perdurare del conflitto in Tigrai, e la contestuale presenza di disordini e scontri in Oromia, Afar e Benishangul-Gumuz, il governo ha continuato a sostenere la percorribilità delle elezioni sino a poco tempo fa, dovendo poi rivedere le proprie stime nel corso degli ultimi giorni.

La comunità internazionale, nelle scorse settimane, aveva criticato apertamente la situazione riguardo all’esercizio del voto in Etiopia. L’Unione Europea, all’inizio di questo mese, con un annuncio dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, Josep Borrell, aveva cancellato la propria missione di osservazione del voto citando una “mancanza di accordo su parametri fondamentali”, come la garanzia d’indipendenza della missione e problemi di sicurezza. Il 29 aprile, invece, cinque senatori statunitensi con una lettera aperta al neo inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, avevano affermato che le elezioni del 5 giugno non avrebbero rispettato gli standard internazionali di “libertà, equità e trasparenza” e, oltre al boicottaggio di numerosi partiti, questo avrebbe potuto portare ad un aumento della conflittualità in una situazione già delicata per l’Etiopia.

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