Il 10 maggio il segretario generale della Chiesa Ortodossa Etiopica Tewahdo (EOTC), l’Abuna Yosef, arcivescovo delle diocesi di Sidama e Gedeo, ha replicato alla divulgazione del video negli Stati Uniti dell’Abuna Mathias, che aveva descritto le violenze nel Tigrai come un “genocidio”.

L’Abuna Yosef ha affermato che le parole dell’Abuna Mathias non rappresentano il pensiero del Sacro Sinodo, restando espressione di considerazioni personali che non sono state approvate dal Sinodo come prevede la consuetudine.

La presa di distanza dell’EOTC sulle parole dell’Abuna Mathias apre una pericolosa frattura all’interno della chiesa ortodossa etiopica, portando l’elemento etnico ad assumere una valenza senza precedenti nel dibattito religioso nazionale.

Il Sinodo della chiesa ortodossa d’Etiopia, a seguito dell’enorme interesse riservato dai media internazionali alle affermazioni dell’Abuna Mathias, cerca in tal modo di affrancarsi dalla bagarre che ne è conseguita, manifestando la propria terzietà rispetto alle considerazioni del patriarca ma al tempo stesso mettendone in dubbio l’autorità.

Alcuni media etiopici, nel riportare la notizia, non hanno mancato di sottolineare come l’abuna Mathias sia stato invitato il 10 maggio sorso presso la residenza dell’Ambasciatrice statunitense Geta Pasi, con la quale il patriarca ha discusso dell’attuale situazione in Etiopia e della crisi umanitaria in Tigrai, lasciandone intendere una vicinanza nella posizioni. Gli Stati Uniti, infatti, sono considerati da più parti come critici della linea politica espressa dall’attuale governo presieduto da Abiy Ahmed.

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