Il 14 maggio si è svolta a Gibuti la cerimonia di insediamento del presidente Ismail Omar Guelleh, al suo quinto mandato, alla presenza di rappresentanti politici regionali e internazionali.

Tra i presenti alla cerimonia, di particolare interesse è risultata chiaramente la presenza regionale del Corno d’Africa, che ha visto la partecipazione del primo ministro etiopico Abiy Ahmed, del primo ministro somalo Mohamed Roble e del presidente del Somaliland Muse Bihi, mentre nessun rappresentante dall’Eritrea sembra aver partecipato alla cerimonia.

Sempre dalla regione hanno partecipato alla cerimonia di insediamento il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta, il presidente del Ruanda Paul Kagame e il suo primo ministro Edouard Ngirente, e poi il presidente Alpha Condè dalla Guinea, mentre sul piano internazionale numerosi paesi europei, asiatici e gli Stati Uniti hanno inviato esponenti di secondo piano delle istituzioni.

La cerimonia di inaugurazione è stata caratterizzata dal tentativo delle forze di opposizione, a Gibuti e all’estero, di denunciare l’autoritarismo del regime di Guelleh e la legittimità delle recenti elezioni. La diaspora gibutiana ha presentato in Europa la Carta per una Transizione Democratica (CTD), chiedendo alla comunità internazionale di sostenere la transizione democratica nel paese. Principale ispiratore di questo modesto gruppo di oppositori è Said Hussein Robleh, a capo dell’Unione per la Democrazia e la Giustizia (UDJ), da 5 anni residente in Belgio dove ha cercato rifugio dopo aver abbandonato Gibuti.

La cerimonia si è svolta senza incidenti e le proteste delle opposizioni largamente ignorate tanto dalla politica regionale quanto dalla stampa internazionale. Secondo indiscrezioni trapelate da fonti governative, minimi cambiamenti dovrebbero interessare la composizione del prossimo governo a guida Guelleh, con solo modeste sostituzioni nei dicasteri meno rilevanti.

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