Il Sudan e l’Egitto si apprestano ad avviare il prossimo 26 maggio l’esercitazione militare congiunta “Protettori del Nilo”, che si svolgerà in territorio sudanese sino al 31 maggio successivo.

L’esercitazione prevede la partecipazione di numerose unità terrestri ed aeree dei due paesi, e il governo sudanese ha confermato l’arrivo a Port Sudan di navi egiziane che hanno sbarcato un gran numero di uomini e mezzi da impiegarsi nell’esercitazione.

Secondo quanto riportato da fonti militari sudanesi, l’esercitazione “Protettori del Nilo” rappresenta un’estensione delle due precedenti esercitazioni congiunte “Aquile del Nilo” 1 e 2, descritte come attività per lo scambio di esperienze e lo sviluppo di una cooperazione militare congiunta.

L’esercitazione militare congiunta egiziano-sudanese viene al tempo stessa interpretata dall’Etiopia come una provocazione e una minaccia connessa alla delicata questione della diga del GERD, i cui colloqui si sono nuovamente arenati dopo l’ultima riunione del mese scorso a Kinshasa.

L’Etiopia ha confermato la propria intenzione di avviare la seconda fase di riempimento del bacino idrico della diga, provocando le proteste dell’Egitto e del Sudan ed avviando una nuova fase di crisi allo stato attuale di difficile soluzione data la mancanza di opzioni negoziali percorribili con il consenso di tutte le parti.

In tal modo, l’esercitazione militare congiunta organizzata dal Sudan e dall’Egitto, e dal nome evocativo, viene considerata ad Addis Abeba come una concreta minaccia atta a dimostrare le capacità dei due paesi nel condurre una missione che potrebbe ipoteticamente essere considerata come un attacco alla diga stessa.

Il vice primo ministro  e ministro degli Esteri etiopico, Demeke Mekonnen, ha commentato la notizia dell’esercitazione come un tentativo di esercitare un’eccessiva pressione sull’Etiopia, invitando le controparti a tornare al tavolo negoziale coinvolgendo solo attori regionali africani, come l’Unione Africana.

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