Nuova evoluzione nell’indagine sui crimini commessi nella regione del Tigrai condotta dal Procuratore Generale dell’Etiopia, Getachew Ambaye, che il 21 maggio ha diramato un documento con il quale contraddice l’inchiesta svolta dalle forze della polizia federale ed addebita ai militari eritrei l’uccisione di almeno 110 civili nella città di Axum.

Secondo le indagini condotte dal Procuratore Generale sarebbe emerso che la versione fornita qualche settimana fa dall’indagine svolta dalle forze della polizia federale, in base alla quale la maggior parte delle vittime registrate nella città di Axum lo scorso 27 e 28 novembre sarebbe stata in realtà composta da guerriglieri del TPLF, sarebbe palesemente errata.

La responsabilità di almeno 110 uccisioni di civili, in alcun modo coinvolti con le milizie del TPLF, sarebbe secondo il Procuratore Generale da attribuirsi unicamente alle forze armate eritree presenti in loco. 70 di queste sarebbero state uccise nelle strade della città e altre 40 all’interno invece delle proprie abitazioni.

Il documento del Procuratore Generale prende in considerazione le evidenze risultanti dalle investigazioni della polizia militare, della polizia federale e della polizia regionale, comparandone gli elementi salienti.

I primi hanno inquisito 28 militari dell’esercito federale con l’accusa di aver commesso omicidi di civili in contesti diversi da quelli connessi allo svolgimento delle attività militari, mentre altri 25 sono accusati di aver commesso stupri. I processi a carico di questi sono in corso e le sentenze sono attese a breve, mentre altri 3 militari sono stati già condannati per l’omicidio di civili.

La polizia federale ha invece iniziato a condurre le proprie indagini partendo dal massacro di Maikadra, dove diverse centinaia di civili sono state uccise e dove la polizia ha raccolto la testimonianza di 256 testimoni, oltre a condurre indagini forensi in loco. Queste indagini hanno permesso di appurare sinora che 229 civili sono stati uccisi in circostanze non connesse alla gestione delle operazioni prettamente militari, mentre 202 individui sono al momento sospettati di aver preso parte alle violenze, sebbene molti di questi sarebbero già fuggiti oltre il confine sudanese.

L’ultima parte del documento si riferisce invece alle investigazioni sui crimini commessi nella città di Axum, dove le indagini – il documento lo sottolinea in modo evidente – sono ancora in corso e incomplete.

I fatti oggetto dell’indagine sono quelli che hanno interessato la città tra il 19 e il 28 novembre dello scorso anno e una prima analisi ha dimostrato che almeno 8 civili sono morti nella fase iniziale degli scontri a causa dell’intenso fuoco delle artiglierie.

L’inchiesta ha appurato che una successiva fase di violenze è succeduta a quella dei combattimenti per la conquista della città e che, soprattutto tra il 27 e il 28 di novembre, almeno 110 civili sono stati uccisi nella città di Axum da elementi delle forze armate eritree.

La morte di questi 110 civili si sarebbe verificata in conseguenza di un attacco sferrato dalle milizie del TPLF contro i militari di Asmara presenti in loco – presenza a lungo negata tanto dall’Etiopia quanto dall’Eritrea – cui sarebbe seguito un lungo conflitto all’interno della città, dove 70 civili sarebbero stati uccisi nelle strade e 40 all’interno delle loro abitazioni.

L’investigazione, ancora in corso, ha raccolto la testimonianza di 119 individui, delle locali strutture sanitarie e delle molte testimonianze fotografiche e video raccolte dagli abitanti di Axum.

Il documento specifica che le risultanze emerse nell’indagine sono ancora in corso di valutazione medico forense, e che si cercherà di procedere con l’esumazione dei corpi di alcune delle vittime nell’intento di accertare ulteriori eventuali elementi utili all’inchiesta.

Le risultanze indicate nel documento del Procuratore Generale smentiscono in tal modo la versione diramata alcune settimane fa dalla polizia federale che, pur ammettendo l’uccisione di 110 civili, ne attribuiva l’identità a miliziani del TPLF e, quindi, di fatto nemici legittimi di uno scontro armato. Nessuna menzione all’identità delle vittime è invece contenuta nel documento del 21 maggio, così come risulta assente l’indicazione di una sospetta appartenenza alle milizie del TPLF.

Altrettanto specifica risulta l’accusa alle forze armate eritree in merito alla responsabilità della morte dei 110 civili. Circostanza che, dopo aver a lungo negato la presenza di queste forze all’interno della regione etiopica del Tigrai, complica non poco tanto la posizione ufficiale del governo federale dell’Etiopia quanto quella del governo eritreo, barricatosi da tempo dietro ad una inutile quanto dannosa politica di omertà.

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