Con un comunicato diramato il 30 maggio scorso, l’Oromo Liberation Front (OLF) ha denunciato la presenza di truppe eritree in non solo nel nord dell’Etiopia ma anche numerose aree dell’Oromia e del Benishangul Gumuz, richiamando il rischio di violenze simili a quelle denunciate nella regione del Tigrai.

Secondo il comunicato dell’OLF il governo etiopico e quello eritreo avrebbero siglato un accordo segreto per favorire il dispiegamento delle unità militari di Asmara nelle due regioni, allo scopo di contrastare le attività dell’OLF e di reprimere ogni rivendicazione delle locali comunità.

Numerosi battaglioni eritrei, secondo l’OLF, sarebbero stati già dislocati in Oromia nelle località di Horro Guduru, Kellem Wollega, West Wollega, Guji e Borana, mentre altre unità sarebbero state dislocate nel Benishangul Gumuz nell’area di Metekel.

Secondo il comunicato diramato dall’OLF le unità eritree avrebbero immediatamente impiegato la forza e la violenza nella regione, macchiandosi degli stessi crimini già denunciati nel Tigrai.

Il governo della regione dell’Oromia ha seccamente smentito il 2 giugno le accuse formulate dall’OLF, ritenendo anche non attendibili le testimonianze raccolte in alcune località citate nel comunicato della stessa organizzazione.

Il portavoce regionale, Getachew Balcha ha ribadito in un’intervista concessa alla BBC che nessun soldato eritreo è stato autorizzato ad entrare in Oromia, negando anche la veridicità delle interviste che la BBC ha condotto nell’area di Horo Guduru, dove alcuni testimoni hanno riferito di soldati eritrei vestiti con uniformi dell’esercito federale etiopico.

Il portavoce regionale dell’Oromia ha confermato l’ingresso nella regione di unità dell’esercito federale, intervenute in supporto delle locali unità di polizia e delle forze speciali, negando categoricamente la presenza di soldati eritrei all’interno di questi contingenti.

Secondo Getachew Balcha, al contrario, sarebbero state segnalate unità dell’Oromo Liberation Army (definite anche come Shene e dichiarate lo scorso 7 maggio fuorilegge come organizzazione terroristica), che, indossando uniformi dell’esercito eritreo (ma anche locale e federale), avrebbero commesso violenze contro la popolazione civile allo scopo di far ritenere plausibile alla stampa internazionale il loro ingresso nella regione.

Il tentativo di diramare la presenza di unità eritree in Oromia, sempre secondo Getachew Balcha, sarebbe parte di una strategia perseguita dal TPLF per provocare la condanna della comunità internazionale nei confronti del governo di Addis Abeba e di quello di Asmara, alla scopo di far alleggerire la pressione delle forze federali sulle superstiti unità del TPLF ancora impegnate nella guerriglia nel Tigrai.

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