Con una lettera indirizzata lo scorso 26 maggio al Ministro dell’Istruzione eritreo, i quattro vescovi cattolici eritrei hanno espresso una viva nota di protesta contro quella che si preannuncia come una seconda, imminente, fase di nazionalizzazione degli istituti di formazione gestiti dalla chiesa cattolica.

Sarebbero venti gli istituti che rischiano di essere trasferiti d’autorità alle istituzioni eritree, mentre altre 9 scuole materne e primarie sarebbero già state sequestrate o chiuse delle autorità di Asmara, sei appartenenti all’Eparchia di Segheneyti, una a quella di Keren, e due all’Arcieparchia di Asmara. Le altre venti sono situate rispettivamente a Keren, Asmara e Barentu.

A lanciare l’allarme, lo scorso 11 giugno, il quotidiano cattolico Avvenire, secondo il quale l’azione contro le scuole cattoliche si inserisce in una strategia del governo eritreo atta a silenziare la voce della chiesa cattolica eritrea e le sue istituzioni di formazione.

Sarebbe in atto da oltre tre anni, secondo Avvenire, una politica ostile verso gli istituti di formazione non statali, che avrebbe interessato tanto le scuole cattoliche quanto quella italiana, chiusa ormai da oltre un anno.

Dal 2018, continua l’articolo, sarebbero state requisite e poi chiuse anche le strutture di assistenza sanitaria gestite della chiesa cattolica, in ossequio ad una legge del 1995 che attribuisce allo Stato il monopolio delle attività educative e sanitarie del paese.

I vescovi cattolici d’Eritrea, pertanto, denunciano la decisione del governo eritreo ricordando come la legittima proprietà di tali strutture sia esclusivamente riconducibile alla locale chiesa cattolica, ribadendo i  propri principi di dialogo, pace e reciproco rispetto.

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