Il governo del Sudan ha promosso un incontro lo scorso 14 giugno a Khartoum con i delegati dell’Unione Africana, nell’intento di alimentare gli sforzi della diplomazia internazionale intorno alla questione della diga etiopica del GERD.

Il ministro sudanese per l’irrigazione, Yasser Abbas, ha confermato l’adesione di Khartoum alla mediazione promossa dall’Unione Africana, auspicando un coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il Sudan ritiene necessario coinvolgere nel dialogo regionale sulla questione della diga etiopica tanto le organizzazioni internazionali quanto i principali paesi della comunità internazionale, ed in particolar modo l’Unione Europea, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

Il ministro Abbas ha anche fornito un chiarimento in merito alle voci circolate nelle scorse settimane relative ad una mediazione condotta dagli Emirati Arabi Uniti, specificando come non esista alcuna azione formale da parte del governo di Abu Dhabi, che si è limitato a far circolare una bozza di accordo quadro da sottoporre all’attenzione delle parti.

Secondo Abbas, inoltre, anche l’inviato statunitense per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, non ha promosso alcuna specifica azione sulla questione della diga, limitandosi ad ascoltare ognuna delle parti nella prospettiva di una successiva fase negoziale.

Il ministro Abbas ha voluto tuttavia lanciare anche un importante segnale di apertura al dialogo con l’Etiopia, affermando che, stante l’urgenza delle questioni discusse, Khartoum potrebbe essere disponibile a siglare anche un accordo interinale, favorendo in tal modo la continuità negoziale e la possibilità di più ampi margini di manovra nel corso dei prossimi mesi.

Questa apertura ha mostrato per la prima volta nel corso degli ultimi mesi una divergenza tra le posizioni dell’Egitto e quelle del Sudan, sinora pienamente allineate sulla sola necessità di allargare quanto più possibile il tavolo negoziale sulla questione della diga, senza alcuna apertura al compromesso.

La disponibilità del Sudan nel valutare la possibilità di un accordo provvisorio sulla questione della diga del GERD rappresenta quindi un elemento assolutamente nuovo nel contesto dei negoziati regionali, sebbene il ministro sudanese abbia esplicitamente ribadito come Khartoum ponga delle condizioni a questa apertura, chiedendo “la firma di tutto ciò che è già stato concordato nei negoziati, a garanzia della continuità dei colloqui anche dopo il previsto riempimento del bacino per il prossimo luglio”.

Secondo il ministro Abbas, infatti, le tre parte del negoziato regionale avrebbero già raggiunto il consenso sulla gran parte delle questioni tecniche, non riuscendo al contrario a definire un quadro giuridico vincolante su cui costruire un accordo. Questo è un fattore positivo, secondo Abbas, che deve indurre al pragmatismo in questa fase negoziale, guadagnando tempo e favorendo la soluzione attraverso l’adozione di una politica di compromessi.

Non è chiaro, al momento, quanto l’apertura dimostrata dal Sudan sia parte di un’azione concordata con l’Egitto o, al contrario, parte di un’azione indipendente promossa da Khartoum per gestire con un più ampio margine di autonomia la questione della diga.

L’azione del Cairo, in questa fase, resta invece orientata ad ampliare quanto più velocemente possibile la sfera degli attori internazionali potenzialmente interessati ad essere coinvolti in una mediazione regionale, con il chiaro obiettivo di guidare questa azione e isolare politicamente l’Etiopia.

È in quest’ottica, infatti, che l’Egitto ha partecipato con il proprio ministro degli esteri, Sameh Shoukry, ad un incontro tenutosi a Doha il 15 giugno e promosso dalla Lega Araba, dove si è ribadita la necessità da parte della Lega di promuovere ogni azione a sostegno dei partner regionali – Egitto e Sudan – e dei loro interessi connessi allo sviluppo del controverso progetto della diga del GERD.

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