Il ‘gioco dell’oca’ tra Nairobi e Mogadiscio si è arricchito di un nuovo esempio. Le Autorità per l’aviazione civile del Kenya hanno infatti revocato (10 giugno) il divieto di voli da e per la Somalia, imposto il 10 maggio scorso e che di fatto aveva solo comportato scomodi scali ad Addis o Istanbul.

Ancora una volta la spiegazione è politica e attiene ora a un gesto ‘di buona volontà’, per riavviare un dialogo divenuto più necessario. La Somalia ha evitato le temute involuzioni e ciò può aver suggerito l’eliminazione delle restrizioni, dannose dal punto di vista politico ed economico. Mantenere un canale aperto con le controparti è pur sempre nel migliore interesse di Nairobi, la chiusura essendosi rivelata inutile se non controproducente.

Una traccia può essere rinvenuta nel risultato delle elezioni del Somaliland. Nairobi le ha sostenute, ma ne sono usciti vincitori candidati di opposizione che si sono posti anche a superamento del fazionalismo. 

Laddove la tendenza fosse confermata nel resto della Somalia – pur con le differenze dovute al diverso sistema elettorale – ciò rappresenterebbe una sconfitta per le ambizioni di egemonia keniote sempre poggiate sull’eternamente efficace divide et impera nel Corno d’Africa.

Mogadiscio d’altra parte ha accolto positivamente e con enfasi il ripristino dei voli. Essa infatti sente una forte necessità a normalizzare l’ambito regionale, qui soprattutto per la sua valenza economica. Ora che l’eclissarsi della stella del Presidente Farmajo pone la sordina alle accuse di interferenze più veementi questa strada viene subito tentata. Il Ministero degli Esteri di Mogadiscio ha proposto perciò una Commissione per risolvere i problemi bilaterali oggi in essere, ipotesi peraltro ad ora non raccolta.

Non vi sono altre novità significative nel panorama somalo: non in positivo – a migliorare un rapporto tra Governo e opposizione sempre improntato a diffidenza reciproca; questa è visibile ad esempio nella polemica per la presenza di soldati somali in Tigrai (Etiopia), denunciata da un rapporto ONU. La vicenda pone in difficoltà soprattutto Farmajo, che ne avrebbe tenuto all’oscuro il Parlamento. Il Governo smentisce invece la loro partecipazione attiva a scontri militari. 

Le tensioni non sono nemmeno tali da imporre uno stop all’accordo di maggio. L’attenzione è sulla nomina dei funzionari della Commissione Elettorale, propedeutica al voto che è incaricata di gestire e che è stata motivo per il fallimento degli accordi del 2020; a essa si accompagnano i lavori delle numerose ‘sottocommissioni’ incaricate di risolvere specifici punti critici e che per ora procede. 

Arrestato un leader terrorista nel Medio Scebelli, episodi violenti di rilievo minore sono continuati nel centro-sud.

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