Non si può essere amici per sempre e a quanto pare, nemmeno si può per sempre rivaleggiare. In risposta alle recenti aperture da parte della Somalia, il Governo keniota ha annunciato la volontà di riaprire la propria Ambasciata a Mogadiscio. Riprendere le normali relazioni diplomatiche è un passaggio che avverrà “il prima possibile”. Le massime Autorità nazionali appoggiano questa scelta che è accompagnata da un florilegio di positive dichiarazioni sulla concomitante ripresa dell’economia e dei commerci bilaterali.

Oltre le valutazioni di opportunità politica a incidere su una simile scelta – su cui riflette anche la Norvegia – sono sempre anche le condizioni di sicurezza riscontrate. L’esplosione che ha provocato 10 vittime e 20 feriti innanzi a un campo di addestramento militare della capitale somala (15 giugno) – un attentatore suicida affiliato ad Al Shabaab vi ha colpito una fila di aspiranti reclute – è uno dei più gravi dell’ultimo anno ed evidenza delle criticità perduranti. Altri attentati sono avvenuti nel Medio Scebelli.

Si rinnovano perciò anche le ipotesi filtrate alla stampa circa arrivi di Forze speciali USA, con funzioni non di combattimento ma di addestramento. Può darsi le indiscrezioni riguardino valutazioni di opportunità in corso in seno all’Amministrazione Biden, circa la discussa decisione di ritiro attuata a gennaio nell’ultimo scorcio di Presidenza Trump. Gli USA già continuano le proprie attività militari e di contrasto areali.

Riconsiderare una presenza stabile in Somalia marcherebbe con un gesto dalla sicura risonanza una differenza dalla precedente Amministrazione. Esso sarebbe inoltre un riconoscimento all’attività del Premier Roble e un supporto nel contrasto alle derive più gravi del terrorismo. Il dispiegamento rimarrebbe in ogni caso molto limitato, non riguardando che il ripristino delle poche centinaia di unità presenti sino al 2020. Difficilmente esso potrebbe perciò risolvere le composite minacce di sicurezza che insistono in tutto il Medio e il Basso Scebelli e nell’Oltregiuba – e la cui mitigazione necessita di azioni strutturate e di lungo periodo, anche in ambito socio-economico.

Per creare appunto le condizioni per un maggiore sviluppo sono state avviate alcune iniziative di dialogo sotto egida dell’AMISOM (Missione dell’Unione Africana in Somalia), a Mogadiscio e in alcune comunità circostanti. Altri incontri hanno visto convenire a Mogadiscio i leader del Galmudug e dell’Hirshabelle a colloquio con il Premier Roble e con l’Ambasciatore statunitense. Mentre il Premier ha smentito di voler correre per le presidenziali, l’evento segna comunque un punto a favore della solidità delle Istituzioni federali mentre è ancora forte l’eco delle rivalità interne.

Il completamento del Team federale per le elezioni indirette (FIET) è un altro buon segno verso le elezioni per ora previste ad agosto. Lo compongono 25 persone; 21 siedono invece nel parallelo Meccanismo federale di risoluzione delle controversie (Federal Dispute Resolution Mechanism). Altri team sono incaricati di seguire le elezioni indirette al livello statale e di risolverne le controversie.

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