Le autorità di governo del Sudan hanno espresso toni incoraggianti lo scorso 15 giugno, a seguito dell’ultimo ciclo di incontri con i rappresentanti delle formazioni ribelli, sostenendo che “i tre quarti del lavoro per un accordo di pace sono stati fatti”.

Ciò che preoccupa in questa fase, invece, è lo slittamento al 2024 delle programmate elezioni nazionali, in un continuo procrastinare la definitiva fase di transizione da parte delle autorità militari.

L’equilibrio faticosamente raggiunto tra queste e le autorità civili, per favorire un processo di distensione e stabilizzazione nazionale atto a condurre in direzione di un nuovo e pieno trasferimento dei poteri ad un governo eletto, subisce continui ritardi, rischiando di incrinare il generale clima di fiducia faticosamente raggiunto alla caduta del regime di al-Bashir.

Sul fronte della sicurezza interna, invece, il governo ha annunciato il 18 giugno la creazione di una nuova unità per “fronteggiare l’insicurezza”, con mansioni e capacità d’azione che si estendono all’intero territorio sudanese.

Il progetto si inserisce nel solco di quanto promesso dal governo per favorire l’accorpamento delle diverse milizie che operano nel paese nell’ambito di un apparato militare unitario e centralizzato sotto il comando delle istituzioni.

Impresa di non facile realizzazione, alla luce dei molteplici interessi coltivati territorialmente dalle milizie nel corso dell’instabilità che ha caratterizzato il Sudan negli ultimi anni.

Si tratterà di un processo progressivo di integrazione, cercando di assorbire le milizie soprattutto della Rapid Support Forces, quelle della polizia, quelle dell’intelligence e quelle agli ordini del Procuratore Generale, favorendo in tal modo la dissoluzione degli interessi individuali nell’ambito di una matrice collettiva di proiezione nazionale.

Particolarmente delicato, soprattutto nelle prime fasi di questa strategia di nazionalizzazione degli apparati militari, sarà la questione del controllo e della supervisione politica e giuridica. Il governo transitorio, infatti, teme che i vertici delle diverse milizie possano sentirsi minacciati dall’azione retroattiva del sistema giudiziario, e intende quindi adottare particolari cautele per impedire che il processo di accorpamento possa essere ostacolato dalle resistenze dei singoli vertici delle milizie.

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