Nuova escalation in Kenya tra il presidente Uhuru Kenyatta e la magistratura, dopo il tentativo del primo del prevaricare le prerogative del sistema giudiziario in merito ai poteri della Judicial Service Commission (JSC), deputata in base alla Costituzione a definire le nomine dei giudici e degli ufficiali giudiziari da assegnare ai tribunali distrettuali del paese.

Nel corso degli ultimi due anni Uhuru Kenyatta, citando rapporti dell’intelligence che denunciavano l’incapacità delle corti, si è rifiutato di ratificare la nomina di 41 funzionari selezionato dalla JSC, contravvenendo a quanto disposto dalla Costituzione stessa.

Dopo undici anni dalla promulgazione della Costituzione, che ha stabilito le regole del diritto e l’indipendenza del potere giudiziario dall’esecutivo, Uhuru Kenyatta continua a sfidare il sistema di giustizia rivendicando un ruolo da garante e denunciando inefficienze, provocando la protesta delle organizzazioni della società civile e delle organizzazioni sorte a tutela delle prerogative costituzionali del paese.

A denunciare ancora una volta l’ingerenza di Kenyatta nelle prerogative della magistratura è Willy Mutunga, già al vertice del sistema giudiziario del Kenya, secondo il quale le abitudini derivanti dal periodo coloniale non sono state superate con l’indipendenza del 1963 e le successive fasi di implementazione della Costituzione, reiterando l’abitudine dell’ingerenza del potere esecutivo nelle mansioni del quello di giustizia.

La Costituzione del 2010, secondo Mutunga, ha rappresentato la sintesi di decenni di lotte politiche e sociali, nel tentativo di affrancare il paese dal malcostume dell’asservimento dei giudici al potere esecutivo e tracciando le linee generali di un moderno sistema che oggi Kenyatta sfida e mette in pericolo attribuendosi prerogative in alcun modo contemplate dalla carta costituzionale.

La principale minaccia alla Costituzione, secondo l’ex vertice del sistema di giustizia, si è verificato in occasione delle elezioni presidenziali del 2007, quando il paese rischiò di precipitare in una guerra civile e le contestazioni post-elettorali portarono alla morte di oltre 1300 persone.

Il rifiuto di Kenyatta di ratificare la nomina di 41 magistrati, tra cui numerosi delle Corti d’Appello, rischia secondo Mutunga di innescare una nuova e pericolosa crisi capace di minare la fiducia della società keniana nei confronti della magistratura, avocando in direzione dell’esecutivo prerogative proibite dalla Costituzione.

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