La notizia risale alla mattina del 29 giugno: dopo otto mesi di conflitto il TPLF riconquista Macallè. Dopo gli allarmi sulla carestia e la possibilità di una grave crisi umanitaria, mentre da Addis Abeba continuavano a giungere notizie contraddittorie che davano le forze governative in pieno controllo della situazione, lunedì 28 giugno, al contrario, una rapida offensiva ha portato a quella che potrebbe essere una svolta nelle ostilità e per la popolazione tigrina.

Vi sono notizie, da più parti, di momenti di giubilo da parte della popolazione che si sarebbe riversata in massa nelle strade sventolando bandiere e sparando fuochi d’artificio. Fesseha Tessema, consigliere del TPLF, ha commentato così alla BBC l’accaduto: “adesso tutto l’aiuto internazionale alla stragrande maggioranza dei tigrini che lo necessitano può essere consegnato, perché la situazione sul campo è favorevole. I tigrini sono stati soggetti ad ogni tipo di atrocità, in primis la fame usata come arma. Ora questa situazione è cambiata e la comunità internazionale dovrebbe aiutarci a sfamare la popolazione.”

Il governo federale invece ancora non ha diramato nessuna dichiarazione in merito alla notizia, mentre è chiaro che le truppe federali e il governo del Tigrai stazionati a Macallè hanno lasciato la città. Inoltre Addis Abeba ha dichiarato unilateralmente una tregua, la quale però è stata dettata da “condizioni umanitarie” secondo i comunicati ufficiali. Questa, come riportato dai media nazionali etiopici, durerà fino alla fine della stagione del raccolto, a settembre, cristallizzando, forse, il nuovo equilibrio del potere nella regione.

Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Irlanda hanno chiesto un incontro pubblico straordinario del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per questo venerdì. Altre nazioni della comunità internazionale, in primis Cina e Russia ma anche molte nazioni africane, considerano invece la crisi un affare interno etiopico.

Al tempo stesso continuano gli scrutini dei voti per le elezioni parlamentari tenutesi il 21 giugno. Anche su questo fronte la situazione nel paese è piuttosto critica tanto che in ben 10 regioni queste non si sono svolte, rendendo problematica già dall’inizio un’eventuale vittoria del premier in carica Abiy Ahmed: il quale in questo momento ancor più di prima ha una evidente necessità di ottenere una legittimazione popolare.

Questa svolta nel conflitto potrebbe trasformarsi in una crisi politica di ampie proporzioni per Abyi Ahmed, in un momento in cui si registrano numerosi conflitti nel paese, mentre una carestia potrebbe essere in atto e la sua stessa posizione politica in bilico. Inoltre dopo aver catalogato il TPLF come organizzazione terroristica il 6 maggio scorso, il governo di Abiy subirà, nel caso di trattative, un’ulteriore sconfitta politica.

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