In concomitanza con le elezioni parlamentari indette dal governo etiopico, le forze tigrine del disciolto partito TPLF hanno lanciato un’offensiva su vasta scala contro alcune città della regione, al chiaro scopo di mettere in  imbarazzo il governo federale di Addis Abeba e dimostrare come il conflitto sia tutt’altro che terminato.

Il 21 giugno, in particolar modo, sarebbe stata attaccata e parzialmente conquistata la periferia della città di Adigrat, nella parte settentrionale del Tigrai, venendo poi poco dopo liberata dalle forze federali con il concorso, secondo alcune fonti locali, anche delle unità eritree stanziate in loco.

Il giorno successivo, nel corso della controffensiva delle forze federali, sono state condotte azioni di bombardamento aereo in diverse località e, nel corso di una di queste, presso la cittadina di Togoga, sarebbe stato colpito il locale mercato, provocando alcune decine di vittime civili.

Le forze del disciolto TPLF accusano il governo di condurre azioni indiscriminate, mentre le autorità militari dell’esercito federale replicano accusando a loro volta i ribelli, che si farebbero scudo della popolazione civile. Il portavoce dell’ex TPLF, Getachew Reda, il 23 giugno ha rilasciato alla stampa alcune dichiarazioni, sostenendo che le milizie tigrine avrebbero colpito in più aree della regione e ingaggiando combattimenti con quattro divisioni dell’esercito federale, spingendosi sino alle porte della capitale regionale Macallè.

In un video diramato via twitter, inoltre, i ribelli tigrini hanno mostrato colonne di prigionieri, sostenendo trattarsi di soldati dell’esercito federali catturati nei recenti combattimenti. Nessun commento alla notizia è stato espresso tuttavia da parte delle autorità di Addis Abeba, che, hanno invece negato di aver colpito un mercato il giorno precedente a Togoga, ribadendo al contrario di aver colpito le forze che definisce “terroristiche” (dal mese scorso il governo federale ha iscritto il TPLF nella lista delle organizzazioni terroristiche), accusandole di cercare riparo in aree abitate dalla popolazione civile.

Smentite dal governo federale anche le accuse formulate dall’opposizione tigrina in merito al presunto blocco degli automezzi di soccorso in direzione dell’area interessata dai bombardamenti. Secondo Addis Abeba le forze dell’ex TPLF avrebbero saturato i mezzi di informazione e i social media con informazioni false tanto sull’andamento del conflitto quanto sull’attività degli aiuti umanitari predisposti dal governo nella regione del Tigrai.

Sull’argomento è effettivamente molto difficile poter valutare la mole di informazioni disponibili sulle fonti aperte, caratterizzate non solo da una fortissima polarizzazione nei commenti della popolazione (soprattutto della diaspora) ma anche dall’evidente azione di intossicazione intenzionale dell’informazione, tanto sul fronte tigrino quanto su quello governativo, e non ultimo quello eritreo.

Il giorno successivo, il 24 giugno, le forze tigrine hanno dichiarato di aver abbattuto un aereo militare delle forze federali, mostrando un video sui social media nei quali è visibile un’esplosione ad alta quota, senza tuttavia poter determinare la causa e il bersaglio.

Secondo il portavoce dell’ex TPLF Getachew Reda, l’aereo colpito sarebbe stato un modello da trasporto Lockheed C-130 Hercules, carico di soldati e munizioni, e l’abbattimento sarebbe avvenuto nelle vicinanze della cittadina di Gijet, nella parte meridionale del Tigrai. Il portavoce ha anche aggiunto che tra i resti dell’aereo abbattuto sarebbero stati trovati corpi di militari con indosso uniformi eritree.

La narrativa alimentata e diffusa dalle forze dell’ex TPLF è quella di un’offensiva su larga scala, condotta attraverso la stessa strategia di logoramento che portò in passato alla sconfitta del DERG. Una versione dei fatti costruita sulle accuse al governo federale di massacri e atrocità e caratterizzata spesso dal riferimento al “genocidio”. Al contrario, le forze governative rifiutano seccamente qualsiasi riferimento al “genocidio”, denunciando il tentativo delle forze ribelli tigrine di alimentare una resistenza organizzata a danno della popolazione civile, utilizzata come scudo e privata della capacità di ricevere aiuti umanitari. Secondo il governo di Addis Abeba, inoltre, le forze dell’ex TPLF intenderebbero offrire alla stampa internazionale l’immagine di un conflitto caratterizzato da un sostanziale equilibrio, nell’intento di ingenerare la paura di una guerra di lunga durata e favorire quindi l’intervento internazionale per impedire al governo di portare a termine quella definisce come una “operazione di polizia” nella regione.

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