Il 7 luglio il Segretario di Stato USA Antony Blinken ha reiterato la richiesta di una totale ed immediata uscita delle forze federali etiopiche e di quelle dell’Eritrea dalla regione del Tigrai.

La continua pressione da parte degli Stati Uniti è stata sollecitata anche dalla notizia dell’uccisione in Tigrai di tre operatori dell’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere lo scorso 24 giugno, che ha comportato la sospensione delle attività della ONG nel Tigrai centrale e orientale.

I timori degli Stati Uniti sono oggi rivolti alla possibile evoluzione del conflitto, all’indomani dell’uscita di gran parte delle forze dell’Esercito federale dal Tigrai e alla riconquista da parte del TPLF di una parte significativa del territorio.

I principali timori di Washington ruotano da una parte intorno alla possibile escalation del conflitto nel Tigrai occidentale, dove le forze Amhara hanno occupato l’intera area di confine con il Sudan, rivendicandone la sovranità, e dall’altra in direzione di una possibile escalation in direzione dell’Eritrea, con l’avvio di un conflitto regionale su larga scala.

Sebbene uscite trionfanti dal conflitto – almeno in questa fase – le forze del TPLF non possono cedere il controllo del confine con il Sudan, che allo stato attuale rappresenta l’unico sbocco esterno possibile del Tigrai. Il conflitto con le milizie Amhara che occupano l’area appare quindi inevitabile, e i primi contatti tra le forze dei due schieramenti sarebbero stati già segnalati.

A dispetto delle affermazioni più contenute del leader del TPLF in merito al rapporto con l’Eritrea, una parte del quadro dirigente del TPLF e della sua struttura militare spinge in direzione di un’offensiva che, senza mezzi termini, è caratterizzata dalla narrativa di una marcia in direzione dell’Asmara.

Il forte risentimento generato dalla partecipazione delle truppe eritree nel conflitto, e dal ruolo da queste svolte nel corso dell’occupazione, alimenta una fronda interventista che la stessa dirigenza del TPLF sembra cercare di voler frenare in questa fase.

Gli Stati Uniti, invece, al netto della reale possibilità per le milizie del TPLF di sostenere l’offensiva contro le forze eritree sino alla conquista del paese, teme che la perdurante presenza delle truppe di Asmara sul territorio del Tigrai possa condurre ben presto ad una diffusa conflittualità di confine, capace di sfociare in una dimensione regionale oggi difficilmente sostenibile soprattutto sul piano della protezione della popolazione civile.

Non è chiaro se le forze eritree abbiano preso il controllo delle aree di confine oggetto di rivendicazione (con l’autorizzazione del primo ministro Abiy Ahmed) e quanto in profondità ancora mantengano proprie truppe nella regione del Tigrai. L’opacità della posizione eritrea determina purtroppo una condizione di grave crisi, e gli Stati Uniti insistono per disinnescare la possibilità di una ulteriore e più cruenta fase di conflitto in conseguenza del ruolo eritreo nella regione.

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