Il 9 luglio il Sud Sudan ha festeggiato il decimo anniversario della sua indipendenza, pur dovendo trarre un bilancio altamente negativo in conseguenza degli otto anni di guerra civile che sono seguiti al confronto politico e poi militare tra il presidente Salva Kiir e il suo vice Riek Machar.

La contrapposizione tra le etnie dinka e nuer ha insanguinato il paese per la gran parte della sua storia indipendente e ancora scarsi sono i successi prodotti dall’accordo di pace stipulato tra le parti nel 2018.

Mentre un miglioramento della situazione della sicurezza è stato certamente ottenuto nella capitale, Juba, le violenze continuano invece a interessare buona parte delle aree rurali, nel perdurare di un conflitto atavicamente connesso alle esigenze di una società a base pastorale, per il controllo delle acque e delle terre.

Le aspettative per l’avvio di una fase di stabilità politica ed economica sono spesso frustrate dall’incapacità delle istituzioni e dei leader politici di adottare atteggiamenti orientati al pragmatismo e, soprattutto, alla soluzione dei problemi più urgenti del paese, che in questo momento riguardano la gestione di un enorme numero di profughi e l’organizzazione dei più basilari servizi pubblici e sanitari ad uso della popolazione.

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