Il ministro degli Esteri della Repubblica del Sudan, Mariam Sadiq al Mahdi ha rilasciato il 14 luglio un’intervista all’agenzia di stampa russa Sputnik, affermando di auspicare una prossima ratifica dell’accordo con la Russia per l’apertura di una base navale di Mosca sul Mar Rosso.

L’espressione di interesse e supporto alla proposta russa arrivano a pochi giorni dall’incontro tra il ministro sudanese e il suo omologo russo Sergey Lavrov, il quale aveva anticipato i termini della discussione bilaterale confermando l’avvenuta presentazione di una proposta al governo sudanese e la trasmissione anche da parte russa del documento alla Duma per le necessaria ratifica.

Nel corso dell’intervista, il ministro sudanese ha confermato come il suo governo guardi con interesse alla possibilità di un rafforzamento del rapporto con la Russia, auspicando che la proposta venga accettata nel prossimo futuro.

Non ha saputo fornire alcuna indicazione sui tempi necessari per la decisione, tuttavia, lasciando intuire come il processo di ratifica della proposta russa non sia un’operazione politicamente semplice per l’esecutivo.

Il progetto, già annunciato da alcuni anni, e definito nelle sue linee generali dal precedente governo presieduto da Omar al-Bashir, prevede una concessione di 25 anni per la realizzazione di una base di appoggio logistico della marina militare russa ai margini del complesso portuale di Port Sudan, sul Mar Rosso, capace di ospitare sino a quattro navi e con una dotazione permanente di personale stimata intorno alle trecento unità. Sebbene si tratti solo di una base logistica, senza ospitare in modo permanente le unità della marina militare russa, la base rappresenterebbe per Mosca un prezioso strumento per ampliare la capacità operativa della propria flotta nell’Oceano Indiano, incontrando in tal modo l’opposizione degli Stati Uniti.

Grava sulla decisione sudanese di ratificare l’offerta russa, infatti, la forte opposizione da parte di Washington, che già nel corso dei mesi scorsi avevano chiesto a Khartoum di riconsiderare la decisione, anche a fronte dell’impegno da parte USA di agevolare gli aiuti finanziari della Banca Mondiale verso il paese.

Era circolata nelle scorse settimane la notizia di un ripensamento da parte del Sudan sull’accordo, con la notizia di un congelamento del progetto. La notizia sembra tuttavia essere stata smentita tanto dalle affermazioni di Lavorv quanto da quella della al Mahdi, secondo la quale l’interesse del Sudan sarebbe concreto e si tratterebbe adesso di verificarne la sostenibilità sul piano politico parlamentare.

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