Il 18 luglio il governo del Sudan ha confermato che i livelli delle acque del Nilo sono stabili ed entro le medie regionali, senza che siano stati rilevati cali o diminuzioni nei flussi.

La notizia assume un carattere di una certa rilevanza perché viene espressa di fatto in concomitanza con l’annuncio da parte etiopica del completamento della seconda fase di riempimento del bacino idrico della diga del GERD, e nel pieno dell’offensiva diplomatica egiziana nel tentativo di internazionalizzare quanto più possibile la questione connessa alla realizzazione della diga etiopica sul Nilo Blu.

Secondo le indicazioni fornite dalle autorità di controllo sudanesi, la stazione di monitoraggio di Al-Daim, posta a ridosso del confine con l’Etiopia, non avrebbe rilevato da aprile a luglio alcun calo del livello giornaliero delle acque.

Questo dato, secondo il Sudan, per quanto confortante non può far dimenticare come l’Etiopia non abbia ancora firmato un accordo vincolante per la gestione della diga del GERD, che il governo di Khartoum ritiene invece indispensabile per assicurare la futura stabilità dei flussi idrici.

L’annuncio del governo sudanese costituisce un elemento molto importante del dialogo politico regionale con l’Etiopia, confermando – almeno in apparenza – come il governo di Khartoum sia impegnato nella ricerca di una mediazione con l’Etiopia adottando una postura e un linguaggio politico del tutto differente da quello dell’Egitto.

Oltre alla diga del GERD, infatti, il Sudan e l’Etiopia sono interessati anche da una crisi di confine nell’area di confine dell’al Fashaga, oggetto di una disputa di lunga data connessa alla sovranità sudanese sul territorio ma alla possibilità per gli agricoltori etiopici di risiedervi e coltivare la terra, pur restando soggetti al pagamento dei tributi ad Addis Abeba.

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