Successivamente alle condizioni poste dal TPLF/TDF per accettare la tregua dichiarata unilateralmente da Addis Abeba, la situazione in Etiopia sembra aver subito un ulteriore peggioramento, con il rischio di potersi in breve tempo trasformare in una vera e propria guerra civile.

Il TPLF/TDF, la scorsa settimana, ha lanciato un’ulteriore offensiva riconquistando le città di Korem e Alamata, che si trovano nel sud della regione al confine con lo stato dell’Amhara. Allo stesso tempo l’offensiva è stata diretta verso la parte orientale del Tigrai, al confine con l’Afar.
Le forze amhara, già dal fine settimana, si sono dette pronte a passare da posizioni difensive ad offensive, e sembra che già per questa settimana si stia organizzando una controffensiva.

Allo stesso tempo anche Addis Abeba ha intensificato la propria azione, rischiando tuttavia di spingere il conflitto sempre più in direzione di una guerra civile. Dallo scorso mercoledì 14 luglio è in corso una massiccia mobilitazione di truppe da regioni ancora non interessate dal conflitto, che già questa settimana potrebbero unirsi all’offensiva amhara. I rinforzi richiesti dal governo federale provengono dal Sidama, dal NNPS (Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud) e dall’Oromia, la regione più popolosa dell’intera Etiopia.
Proprio il presidente dell’Oromia, Shimeles Abdisa, ha rilasciato dichiarazioni bellicose la scorsa settimana, facendo presagire che il conflitto in Tigrai abbia oramai assunto proporzioni nazionali. Shimeles ha affermato che egli “condanna nei termini più assoluti coloro che stanno lavorando alacremente per rivitalizzare questo gruppo terroristico (il TPLF) e […] dovremo stare uniti per fare qualunque cosa in nostro potere per metterli fuori combattimento”.

La risposta del portavoce del TPLF/TDF Getachew Reda non si è fatta attendere: “il TDF libererà ogni centimetro quadrato del Tigrai”. Già all’indomani della riconquista di Macallè, alla fine di giugno, Reda aveva affermato che le forze tigrine sono preparate a marciare fino ad Addis Abeba se questo fosse necessario per “mettere in sicurezza il Tigrai”.

Intanto, sul piano internazionale, continuano le richieste di una tregua da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Quest’ultima, inoltre, potrebbe seguire il solco già tracciato dagli statunitensi ed irrogare sanzioni contro l’Etiopia se questa non provvederà a favorire una tregua nel breve termine, come ha dichiarato Josep Borrell, l’Alto Rappresentate per la Politica Estera e Sicurezza dell’Unione Europea, dopo una riunione dei Ministri degli Esteri degli stati membri lo scorso 13 luglio.

Le ripetute condanne occidentali tuttavia non hanno portato risultati. È del 12 luglio l’ufficialità di un accordo fra l’esercito etiopico e la Federazione Russa per una cooperazione militare. Non si conoscono ancora i dettagli, conclusosi dopo tre giorni d’intenso dialogo. Ad ogni modo questo potrebbe portare ad un distanziamento concreto dell’Etiopia tanto dagli Stati Uniti quanto dall’Europa, dopo il riavvicinamento operato proprio dal TPLF successivamente alla vittoria contro il Derg nel ’91: un’alleanza, quella fra Etiopia e USA, che sembrava granitica dopo il supporto etiopico nella Guerra al Terrore.

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