Il governo di Gibuti ha fermamente negato di aver inviato le proprie unità militari al confine con l’Etiopia, rispondendo in tal modo ad alcune voci circolate sulla stampa regionale secondo le quali l’espansione del conflitto in Tigrai nella regione dell’Afar avrebbe interessato le aree di confine tra i due paesi.

Il 26 luglio erano infatti circolate voci di un possibile coinvolgimento delle forze gibutiane a sostegno di quelle federali etiopiche, nel tentativo di impedire l’ingresso delle forze tigrine nelle aree interessate dal passaggio della ferrovia che collega l’Etiopia a Gibuti.

L’obiettivo delle forze militari del TPLF, secondo numerosi analisti che seguono l’evoluzione del conflitto, è quello di tagliare le linee di rifornimento terrestri del paese in direzione dei terminali portuali sul Mar Rosso, a Gibuti.

Il ministro dell’Economia e della Finanze di Gibuti, Ilyas Dawaleh, ha risposto a nome del proprio governo affermando che la situazione appare al momento sotto il pieno controllo delle forze federali etiopiche, escludendosi qualsiasi iniziativa militare gibutiana a difesa della linea ferroviaria.

Altre voci circolate all’inizio della settimana riferiscono di una possibile chiusura della strada che collega i due paesi, e numerosi automezzi sarebbe rimasti bloccati da entrambi i lati del confine in attesa di sviluppi.

Questa informazione, se confermata, potrebbe contraddire la posizione del governo di Gibuti e dimostrare come la crisi militare nella regione dell’Afar abbia assunto dimensioni territoriali ben superiori a quelle sinora stimate dagli analisti.

Sebbene non appaia allo stato attuale concreta nessuna ipotesi di un coinvolgimento militare di Gibuti nel conflitto, il sostegno da sempre accordato dal presidente Omar Guelleh al premier etiopico Abiy Ahmed potrebbe determinare un’evoluzione imprevedibile quantomeno lungo la linea di frontiera e nel regolare funzionamento della linea ferroviaria che collega i due paesi.

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