Ha destato orrore e preoccupazione, lo scorso 3 agosto, la notizia del ritrovamento di decine di cadaveri lungo le sponde del fiume Setit, la parte terminale del fiume Tekeze, al confine tra Etiopia, Sudan ed Eritrea.

Le autorità sudanesi della provincia di Kassala hanno confermato il ritrovamento di circa 50 corpi trascinati dalla corrente oltre il confine sudanese, precisando come numerosi di questi presentassero ferite d’arma da fuoco e avessero le mani legate.

Nonostante fonti vicine al governo etiopico abbiano seccamente smentito la veridicità delle notizia, bollandola come propaganda del TPLF, le informazioni trasmesse dal Sudan hanno destato allarme nella comunità internazionale, che teme l’annunciato avvio delle operazioni militari nella parte occidentale della regione del Tigrai.

Le forze del TDF – la componente militare del partito di governo del Tigrai, il TPLF – sono infatti all’offensiva ormai su tre fronti, nell’ovest della propria regione, a sud nella regione dell’Amhara e ad est nella regione dell’Afar, e il timore è adesso quello di un’estensione del conflitto su scala più ampia.

Secondo fonti locali, il 5 agosto le forze militari del TPLF, il TDF, avrebbero conquistato la città di Lalibela, importante centro religioso e culturale ubicato nella regione dell’Amhara. La città sarebbe risultata del tutto sguarnita di difese, e quindi occupata senza combattimenti.

La caduta di Lalibela conferma come la controffensiva tigrina si inizi a spingere in profondità oltre i confini della regione del Tigrai, a sud in direzione della regione Amhara e ad est in direzione della regione Afar. La mancata difesa di Lalibela, tuttavia, dimostra anche con tutta evidenza la difficoltà delle autorità federali nel riorganizzare la capacità operativa delle proprie forze armate, così come quelle delle milizie dei singoli stati federali.

Le forze del TDF hanno anche oltrepassato i confini regionali a sud di Alamata, penetrando in territorio Amhara per circa 40 chilometri ed arrivando in prossimità del villaggio di Gobiye, lungo la strada A2, una delle più importanti arterie stradali del paese. Sarebbero quindi in prossimità dell’abitato di Woldiya, un centro di una certa importanza, dove alcuni sporadici scontri sono stati segnalati la notte precedente. Anche in questa località, come a Lalibela, sarebbe stata segnalata l’assenza delle forze armate federali, con la sola presenza di poche e mal equipaggiate milizie locali dello stato regionale Amhara.

Sarebbe caduto nelle mani delle forze militari del TDF anche il villaggio di Chew Ber, circa venti chilometri a sud del confine con il Tigrai, lungo la strada B30 che collega Axum a Gondar. Sarebbe nelle mani del TDF anche il villaggio di Adi Arcai, a ridosso del confine lungo la medesima strada, confermando anche in questo caso un avanzamento importante all’interno del territorio della regione Amhara.

L’agenzia di stampa etiopica EPA – Ethiopian Press Agency ha invece dato notizia il 6 agosto della condanna di numerosi militari tigrini già parte dell’esercito federale, arrestati all’indomani dello scoppio del conflitto lo scorso novembre.

Il Tribunale Militare del Primo Comando Occidentale ha accusato numerosi militari tigrini di reati di varia natura e gravità, contestando a tutti il reato di tradimento, comminando numerose condanne a morte ed ergastoli.

Secondo l’accusa, soprattutto tra gli ufficiali tigrini sarebbe stato accertato il tentativo sin dal mese di settembre del 2020 di disgregare la capacità operativa delle forze armate federali, alimentando la propaganda del TPLF orientata a sostenere l’illegittimità del governo presieduto dal primo ministro Abiy Ahmed.

Questo avrebbe portato all’attacco delle unità dell’Armata Settentrionale da parte dei tigrini, mentre numerose altre operazioni insurrezionali sarebbero state prevenute dall’intervento delle forze militari federali in Tigrai.

La notizia diramata dalla EPA non menziona il numero dei militari tigrini condannati o sotto processo, sebbene da diversi mesi si stimi che il numero di questi ammonti a numerose migliaia.

L’epurazione delle forze tigrine dalle forze armate federali era stata avviata pressoché immediatamente dopo lo scoppio delle ostilità, così come in buona parte delle istituzioni dello stato.

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