Il 1 agosto si sono verificati violenti scontri nella capitale tra gruppi etnici Afar e quelli Somali, provocando la morte di tre persone.

Il gruppo etnico dei Somali, del clan Dir e sottoclan Issa, rappresenta circa il 65% della popolazione di Gibuti, mentre gli Afar costituiscono il restante 35% della società locale. Gli Afar, nella tradizione locale, rappresentano gli eredi delle tribù nomadi giunte nel Corno d’Africa dalla penisola arabica, sono tradizionalmente dediti all’allevamento e utilizzano una lingua distinta dal somalo più comunemente utilizzato a Gibuti. Costituiscono in tal modo una minoranza di fatto, non di rado entrata in contrasto con la maggioranza somala.

Gli scontri intercomunali hanno interessato diversi quartieri della capitale, sebbene sembrano aver preso avvio nel quartiere di Warabaley, dove alcune case di somali sarebbero state date alle fiamme da gruppi di Afar.

I quartieri interessati dalle violenze sono tornati ad una apparente normalità solo la mattina del giorno successivo, dopo il massiccio intervento delle forze di polizia.

Il presidente Ismail Omar Guelleh teme che la recrudescenza delle violenze tra le comunità etniche dei Somali e degli Afar sia alimentata dalle tensioni in corso in Etiopia, e soprattutto quelle registratesi nella regione etiopica dei Somali, dove gli Afar sono stati recentemente accusati di aver attaccato e saccheggiato la città di Gedamaytu, provocando decine di vittime.

In conseguenza di queste violenze, gruppi di manifestanti della regione dei Somali avrebbero cercato di bloccare i collegamenti ferroviari in direzione d Gibuti, lungo la linea che transita nella regione Afar, alimentando ulteriori violenze e con un impatto sulla vicina Gibuti.

L’escalation della crisi etiopica, in tal modo, si riverbera con sempre maggiore intensità in direzione di Gibuti, risvegliando ataviche conflittualità tra i due principali gruppi etnici e mettendo in difficoltà la già fragile stabilità del paese, caratterizzata da una pesante crisi economica e dalla recente discussa rielezione del presidente Guelleh per un quinto mandato di governo.

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