Omar al- Bashir dovrà comparire davanti al tribunale della Corte Penale Internazionale dell’Aja, per rispondere di crimini di guerra e genocidio nella regione del Darfur.

Lo ha stabilito il governo del Sudan, che ha accettato  di consegnare l’ex presidente insieme ad altri due ex esponenti del suo governo agli organi della giustizia internazionale. Ne ha dato conferma alla stampa l’11 agosto il ministro degli Esteri del Sudan, Mariam al-Mahdi, dopo l’incontro a Khartoum con il nuovo procuratore della Corte Penale Internazionale.

A dodici anni dall’incriminazione e dal mandato di cattura per crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità perpetrati nella regione sudanese del Darfur, che si stima abbiano provocato 300.000 morti e oltre 2,5 milioni di sfollati, una clamorosa svolta permette di portare alla sbarra uno dei più sanguinari autocrati africani, oggi in carcere a Khartoum.

La missione del nuovo procuratore della Corte dell’Aja in Sudan, dove ha incontrato il presidente del Consiglio Sovrano, Gen. Abdel Fattah al-Burhan, e il suo vice, Mohammad Hamdan Daglo, è stata coronata da successo. Il primo ministro Abdalla Hamdok ha commentato la notizia affermando come l’impegno del Sudan nella ricerca della giustizia non derivi solo dalla volontà di rispettare i suoi impegni internazionali ma anche e soprattutto da “una risposta alle domande del popolo sudanese”.

La decisione è stata presa dopo che il governo sudanese, la scorsa settimana, ha ratificato lo Statuto di Roma istitutivo della Corte Penale Internazionale, firmato nel 1998 da 72 paesi e successivamente da altri 139, con la ratifica di 123 nazioni. Questo passaggio ha risolto gli ostacoli di ordine burocratico che ostacolavano l’azione del governo sudanese, aprendo le porte per il deferimento.

Non è chiaro, allo stato attuale, se l’ex presidente del Sudan sarà estradato all’Aja o processato in Sudan dalla Corte stessa, nella prigione di Kober, dove è attualmente detenuto dopo l’arresto nel 2019.

Insieme ad al-Bashir saranno processati anche l’ex ministro della Difesa Abdel Rahim Mohamed Hussein e l’ex governatore della regione del Sud Kordofan, Ahmed Haroun, anch’essi arrestati nel 2019 e rinchiusi nel carcere di Kober.

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