Per iniziativa di Mary Lawlor (relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei difensori dei diritti umani) e Mohamed Abdesalam Babiker (relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Eritrea), il 18 agosto è stato chiesto all’Eritrea il rilascio del giornalista svedese-eritreo Dawit Isaak, arrestato vent’anni fa e del quale non si sono avute più notizie.

Si tratta di un’iniziativa indipendente dei due promotori, che non coinvolge le Nazioni Unite formalmente e che viene lanciata in occasione del ventesimo anniversario dell’arresto del giornalista, che ricorrerà il prossimo 23 settembre.

Dawit Isaak era fuggito in Svezia nel 1987, durante la guerra per l’indipendenza dell’Eritrea, rientrando nel suo paese nel 2001, con l’intento di rilanciare il ruolo dei media dopo l’indipendenza conquistata nel 1993. In Eritrea aveva aperto un giornale indipendente, il Setit, attraverso il quale aveva lanciato una campagna per sostenere le riforme politiche, non risparmiando critiche al presidente Isaias Afwerki. Venne arrestato lo stesso anno, poco dopo il suo ritorno in patria, insieme a circa venti ministri, parlamentari e giornalisti, con l’accusa di minacciare la sicurezza nazionale eritrea, sebbene non sia mai stata formalizzata alcuna formale accusa nei suoi confronti.

Secondo i promotori della richiesta di scarcerazione, le possibilità che Isaak non sia più in vita sono concrete, non essendo pervenuta ormai da anni alcuna informazione sul suo stato di salute, come invece avveniva nel corso dei primi anni successivamente all’arresto.

La richiesta di scarcerazione, quindi, costituisce secondo i promotori dell’iniziativa innanzitutto una conferma ufficiale sul fatto che Isaak sia ancora in vita, cercando poi di ottenerne la liberazione.

Mary Lawlor e Mohamed Abdesalam Babiker sostengono di aver ricevuto informazioni credibili lo scorso settembre relative al fatto che Isaak fosse ancora in vita, dopo sette anni di totale silenzio da parte delle poche persone in grado di far trapelare notizie. Dawit Isaak, secondo quanto riferito dai due promotori dell’iniziativa, potrebbe in tal modo essere ancora detenuto nel carcere di Eiraeiro, di cui si conosce pochissimo e la cui ubicazione è incerta, sebbene da molti indicata nei pressi del villaggio di Gahtelay, nella regione del Mar Rosso settentrionale, a circa 70 Km a nord della capitale Asmara.

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