Venerdì 20 agosto si è tenuta la seduta della Corte d’Appello del Kenya per decidere sulla legalità del riforma costituzionale, proposta e presentata dal presidente Kenyatta, che mirava ad emendare la costituzione del 2010: è stato, però, confermato il verdetto di maggio.

Il BBI (Building Bridges Iniziative), come è volgarmente nota la proposta di emendamento, ha incontrato forti dubbi e resistenze dalla sua nascita, il 27 novembre 2019. Il vice presidente, William Ruto, nominato come suo successore da Kenyatta per le elezione di agosto 2022 è tra i contrari al testo, anche perché marginalizzato dalla ‘nuova’ alleanza tra Kenyatta e Odinga. Tra i sostenitori della legge troviamo, infatti, lo storico leader dell’opposizione, presidente del partito ODM (Orange Democratic Movement) Raila Odinga. L’alleanza tra Odinga e Kenyatta è venuta formandosi, dopo le contestate elezioni del 2017, in cui il leader dell’opposizione aveva accusato Kenyatta di irregolarità nelle elezioni, in un sorprendente cambio di posizione di Odinga, sintetizzato dalla ormai celebre stretta di mano tra i due leader di partito nell’ottobre 2018.

Secondo alcuni osservatori, il riavvicinamento tra i due principali uomini politici del Kenya sarebbe  stato dovuto al BBI che avrebbe permesso a maggioranza e opposizione di spartirsi il potere. 

Lo scopo della BBI era di rendere la Repubblica di Kenya uno stato presidenziale, con il ripristino della figura del primo ministro, l’aggiunta di due vice presidenti, l’istituzione della figura del capo dell’opposizione e l’aumento del numero dei parlamentari. 

La Corte d’Appello ha però confermato il verdetto della corte di Nairobi che aveva espresso l’illegittimità della BBI il 13 maggio di quest’anno. Le motivazione presentate da David Musinga, presidente della corte, dopo quasi 10 ore di lettura della sentenza rimangono anch’esse invariate: il presidente non avrebbe il potere di presentare una riforma costituzionale, che può invece essere presentata esclusivamente dal parlamento o da un referendum popolare. La Corte ha inoltre ribadito che il presidente Kenyatta potrebbe dover fronteggiare un procedimento civile per questa faccenda.

Al momento sembra improbabile che verrà portato il caso alla Corte Suprema, già dalla prima sentenza della corte di Nairobi si era percepita la fine dell’iniziativa. Inoltre già prima del pronunciamento della corte d’appello, Odinga aveva asserito che non aveva intenzione di portare la questione oltre, in caso di responso negativo.

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