Il 29 agosto Daher Ahmed Farah, presidente in esilio del partito gibutiano Movimento per il Rinnovamento e lo Sviluppo Democratico (MRD), ha annunciato l’imminente ripresa delle attività politiche del proprio partito.

Dopo che il MRD era stato sciolto d’autorità nel 2008 per iniziativa del governo di Gibuti, il suo presidente si era rifugiato a Bruxelles, da dove aveva continuato la propria attività politica, rivolgendosi in particolar modo al Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

L’ONU aveva accolto la richiesta del MRD l’8 gennaio scorso, intimando al governo di Gibuti un termine di 180 giorni per riabilitare giuridicamente il partito e consentirne l’attività politica.

Il termine concesso dall’ONU alla autorità di Gibuti è scaduto lo scorso 8 luglio, senza che queste si siano in alcun modo pronunciate in merito alla riabilitazione del MRD, determinando in tal modo una situazione di incertezza per il vertice del partito. Daher Ahmed Farah, infatti, mentre da una parte annuncia di sentirsi legittimato a riprendere l’attività politica a Gibuti, dall’altra è consapevole del concreto rischio d’arresto che correrebbe nel caso di un suo ritorno a Gibuti e, soprattutto, di una sua ripresa delle attività politiche.

Al tempo stesso, tuttavia, annuncia l’imminente ripresa delle attività del partito, sostenendo di non temere l’azione repressiva del governo e, anzi, di voler organizzare a Gibuti entro breve tempo un primo congresso del MRD.

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