Le piogge torrenziali che continuano a riversarsi sulla regione del Sudan del Nilo Azzurro hanno interrotto ogni via di comunicazione con la capitale regionale, Ed Damazin, provocando oltre 50 morti tra la popolazione.

Secondo quanto comunicato dalle autorità regionali, il livello delle acque del fiume avrebbe raggiunto nei pressi della località di Singa una profondità di oltre 16 metri, e l’allarme sarebbe stato diramato il 12 dei 18 stati regionali.

Disastroso il bilancio dei danni, che interessa le proprietà di quasi 62.000 sudanesi e che avrebbe sino ad oggi distrutto quasi 4.000 abitazioni, danneggiandone oltre 8.000.

Il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ha espresso la solidarietà del Cairo al governo di Khartoum, raggiungendo telefonicamente il presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, generale Abdel Fattah Al-Burhan.

La conversazione tra i due capi di stato è anche dettata, soprattutto al Cairo, dall’esigenza di mantenere quanto più possibile il Sudan vicino alle posizioni dell’Egitto in merito alla questione della diga del GERD in Etiopia.

Il 25 agosto, infatti, a fronte delle ingenti precipitazioni che hanno interessato buona parte del Sudan, il governo di Khartoum ha confermato ufficialmente che il contestato riempimento del bacino della diga non ha alterato in alcun modo il livello delle acque del Nilo Blu e delle inondazioni stagionali delle aree agricole.

L’annuncio non è gradito agli egiziani, che sono in questa fase nuovamente impegnati in una offensiva diplomatica alle Nazioni Unite tramite la partecipazione della Tunisia al Consiglio di Sicurezza, dove tuttavia temono di non riuscire ad esercitare una forte capacità di persuasione a fronte dei volumi addirittura eccessivi delle acque durante la stagione delle piogge.

Il Sudan ha da tempo assunto una posizione più moderata sulla questione del GERD, nel perseguimento di un interesse nazionale che in questo momento privilegia la ricerca di una soluzione negoziale con l’Etiopia non solo sulla questione della diga ma anche – e soprattutto – per la delicata situazione della zona di confine contesa dell’al Fashaga e altre discordie di confine minori.

In quest’ambito, il 23 agosto, il governo di Khartoum è riuscito ad ottenere dalle Nazioni Unite il ritiro delle forze etiopiche presenti all’interno del contingente ONU dislocato ad Abyei, nell’area di confine contesa tra il Sudan e il Sud Sudan. Un successo diplomatico che accompagna un’azione di più ampia portata del governo sudanese nell’intera regione.

Pochi giorni prima, infatti, il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok si era recato in visita nel Sud Sudan, dove, nel corso degli incontri con le locali autorità di governo, aveva ufficialmente annunciato la riapertura di quattro varchi di frontiera tra i due paesi, a partire dal prossimo 1 ottobre. Nel corso degli incontri è stata anche annunciata l’imminente riapertura dei traffici commerciali e del trasporto passeggeri lungo le vie fluviali, mentre i due governi stanno lavorando per rimuovere gli ostacoli nelle transazioni bancarie tra i due paesi.

Gli accordi con il Sud Sudan, definiti storici da entrambe le parti, comprendono anche lo sviluppo di un programma congiunto per favorire la sicurezza regionale e lo sfruttamento delle risorse minerarie dei due paesi.

Il Fondo Monetario Internazionale, infine, ha confermato  il 24 agosto l’erogazione di 857 milioni di dollari a favore del Sudan come parte di uno stanziamento globale destinato ad alleviare la grave crisi economica del paese. I fondi erogati, come annunciato in un comunicato del Ministero delle Finanze del Sudan, serviranno per l’attuazione delle politiche flessibili di fluttuazione gestita, per stabilizzare il tasso di cambio e l’economia del paese.

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