Sembra non essersi ancora conclusa la vicenda riguardante la proposta di riforma costituzionale, nota come BBI (Building Bridges Initiative). Solo qualche settimana fa sembrava essersi definitivamente arenata, visto che anche nell’ala dei promotori della proposta si alzavano voci di malcontento per la durata che questa vicenda stava occupando. Su tutti il Ruto, vice presidente e da tempo in una lotta di leadership con Kenyatta, a cui mai era piaciuta la proposta; e Odinga, il capo dell’opposizione, che proprio sulla questione del BBI aveva formato un’imprevedibile alleanza con il suo rivale Kenyatta, che aveva dichiarato che non sarebbe stata portata la questione fino alla corte suprema, da parte sua.

Invece Kariuki, già presidente della corte d’appello e dal 2018 procuratore generale del Kenya, ha formalmente contestato la decisione della corte d’appello datata 20 agosto 2021, presentandosi alla corte suprema, ultimo organo che può dirimere questa controversia. 

Il 13 maggio era arrivata la prima sentenza, da parte della corte di Nairobi, sulla questione che già aveva dichiarato illegittima la proposta di riforma costituzionale adducendo come motivazioni l’impossibilità da parte del presidente di proporre una modifica della costituzione, potere che spetta unicamente al popolo rappresentato dal parlamento o da un referendum popolare. Queste motivazione erano state puoi riprese dalla corte di appello la nella seduta di agosto; tra cui la possibilità che su Kenyatta si aprisse un procedimento.

Il procuratore generale avrebbe sollevato 8 questioni che non condivide con la sentenza della corte d’appello. In particolare, sostiene che non sia possibile processore il presidente, il quale gode di immunità, e potrebbe essere fatto solo dopo la scadenza del suo mandato; inoltre ritiene falso che il presidente non possa indire cambiamenti nella costituzione e che la BBI sia, per questo, illegale.

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