Il 5 settembre Berhane Gebrekristos, ex ambasciatore dell’Etiopia negli Stati Uniti, ha affermato che ben otto divisioni governative sono state sconfitte da un’offensiva del TPLF. Le forze ribelli al governo di Addis Abeba avrebbero ucciso 3,073 soldati nemici ferendone ben 4,473 mentre, di contro, il governo ha affermato di aver ucciso ben 5,600 ribelli ferendone 2,300 e catturandone altri duemila secondo il tenente generale Bacha Debele.

Per quanto informazioni simili siano di dubbia valenza durante un conflitto, in quanto possono servire a migliorare il morale delle truppe pare che la tanto attesa controffensiva governativa di agosto non abbia ancora avuto effetto, o forse non è stata ancora messa in atto. Pare quindi che il TPLF si stia attestando con forza nelle regioni confinanti con il Tigrai, l’Afar e l’Amhara.

Sembra dunque che per ora la situazione sia in stallo e che le forze governative siano riuscite a fermare l’avanzata del TPLF, il quale però si è attestato in punti strategici come la città di Lalibela. Intanto le organizzazioni umanitarie lamentano furti di aiuti da parte del TPLF così come un blocco totale dei convogli diretti in Tigrai da parte del governo, con le due parti che negano le accuse.

Intanto sia nella regione di Wollega che in Oromia continuano gli scontri fra le forze governative e quelle dell’OLA (Esercito di Liberazione dell’Oromia), il braccio armato dell’OLF (Fronte di Liberazione degli Oromo) la regione più popolosa del paese e quella in cui si trova Addis Abeba, oltre ad essere la regione d’origine del premier Abyi Ahmed.

Nonostante sia riconosciuto che l’OLA abbia capacità organizzative e logistiche a livello militare inferiori al TPLF, ponendo dunque un rischio minore per le forze federali, la notizia dell’alleanza fra TPLF ed OLA di metà agosto apre scenari fino a poco tempo fa impensabili.

L’OLF, nata nel 1973, è da sempre stata in rivalità e in contrapposizione con il TPLF. Il quale l’ha scacciata nel 1991 dal primo governo della Seconda Repubblica Etiope, ponendo l’organizzazione per la secessione degli oromo in clandestinità. Adesso tuttavia le carte, politicamente parlando, sono cambiate. Il Tigrai mira alla secessione dall’Etiopia stando alle ultime dichiarazioni del governo lo scorso autunno e anche durante gli ultimi mesi, alleandosi con l’OLA e l’OLF potrebbe quindi cercare di avere il loro appoggio nel caso vincesse il conflitto con le forze federali.

Così come il TPLF fece con l’EPLF nel ’91 riconoscendo immediatamente l’indipendenza e la sovranità della neonata Eritrea allora oggi l’OLF potrebbe riconoscere il neonato stato del Tigrai qualora questo optasse per la secessione vinta la guerra: lasciando così campo libero all’OLF in Etiopia e ottenendo la propria autonomia.

Tornando all’oggi un tale scenario pare lontano, dato che il conflitto è ben lungi dall’essere concluso e i leader dei due partiti ancora non hanno affermato pubblicamente che l’alleanza esiste, ma solo che stanno collaborando al fine di far cadere il governo federale. Riguardo quest’ultimo le notizie sono poche e fumose, ora che è passato un mese dalla mobilitazione generale lanciata da Addis Abeba e che il fronte si è attestato su posizioni precise forse c’è da aspettare una massiccia controffensiva? Il tempo ce lo dirà.

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