Il 1 settembre l’ambasciata dell’Eritrea negli Stati Uniti ha diramato un comunicato con il quale esprime la propria costernazione in merito all’approvazione da parte del comitato di redazione del quotidiano Washington Post delle sanzioni irrogate dagli Stati Uniti nei confronti del paese.

Il comunicato, in particolar modo, si riferisce ad un articolo pubblicato in data 27 agosto, che l’ambasciata contesta nei contenuti, ritenuti “grossolanamente in contrasto con la realtà”.

Tre punti vengono segnalati con particolare enfasi. L’ambasciata eritrea negli Stati Uniti ritiene che il Washington Post pecchi innanzitutto nel non riconoscere le responsabilità dell’attuale conflitto nella regione del Tigray, secondo Asmara innegabilmente attribuibili al TPLF dopo l’attacco del 3 novembre scorso ai contingenti delle truppe federali presenti sul territorio del Tigrai. Tale azione, inoltre, sarebbe stata prodromica all’organizzazione di un colpo di Stato in Etiopia e ad una invasione dell’Eritrea.

Il secondo punto concerne invece le accuse di stupri e massacri condotte nel corso del conflitto, che l’Eritrea rigetta e definisce come falsità elaborate da Amnesty International sulla base di testimonianze non verificate, per le quali chiede l’esame dinanzi ad una corte indipendente.

Il terzo punto, infine, contesta l’affermazione del Washington Post secondo la quale l’Eritrea sarebbe già stata sanzionata per nove anni in conseguenza del suo rifiuto di ritirare le truppe dal territorio della confinante Gibuti, mentre Asmara sostiene che tali sanzioni siano state irrogate per l’opposizione dell’Eritrea all’intervento etiopico in Somalia nel 2006, venendo poi accusata di sostegno alle milizie dell’al Shabaab. Le truppe eritree, infine, secondo il comunicato dell’ambasciata di Asmara a Washington non avrebbero mai varcato il confine di Gibuti

Il comunicato diramato dall’ambasciata eritrea a Washington rappresenta di fatto la risposta non ufficiale del governo di Asmara alle nuove sanzioni decise dagli Stati Uniti contro il paese, argomentando in modo indiretto con l’amministrazione americana attraverso una replica ad un articolo del Washington Post che giustificava e approvava le sanzioni.

Le relazioni tra gli USA e l’Eritrea, dopo una breve finestra di miglioramento intercorsa tra il 2018 e il 2020, sembrano essere nuovamente transitate all’interno di un percorso altamente critico, alimentato tanto dal perdurante conflitto nel Tigrai (e dal ruolo svolto dall’Eritrea) quanto dall’evoluzione del rapporto bilaterale tra i due paesi, mai di fatto cresciuto – nonostante gli evidenti miglioramenti – sino a svilupparsi in vero e proprio dialogo.

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