Più di un decennio fa, il Kenya era stato inserito nella lista dei paesi a rischio pirateria dopo vari casi di dirottamento di navi cargo da parte di pirati somali. Emblematico di questo periodo è il dirottamento della americana Maersk Alabama da parte di quattro pirati somali: entrato nella storia per essere il primo ai danni di una nave da carico americana in duecento anni. 

La scelta dell’IMO (International Marittime Organization), l’ente delle Nazioni Unite deputato alla sicurezza del trasporto pubblico e commerciale marittimo mondiale, segue una maggior sicurezza delle coste keniote con l’assenza di attacchi di pirateria da più di quattro anni. Dopo essere stata inserito nella lista dei paesi a rischio, il Kenya aveva rafforzato la presenza della guardia costiera e di unità della marina militare lungo la costa del paese; queste scelte sono in linea con le direttive del BPM5, il protocollo dell’IMO contenente le linee guida per contrastare la pirateria. 

La certificazione di acque sicure è una ottima notizia per il Kenya, non solo sul lato strettamente della sicurezza ma anche sul piano economico. In questo decennio le assicurazioni per le imbarcazioni che transitavano sul mare keniota erano alle stelle, producendo un forte disincentivo nell’ambito della blu economy. L’apertura del porto di Lamu appena tre mesi fa appare in quest’ottica ancora più importante.

Questa appare come una buona notizia non solo per il Kenya ma anche per tutti quesi paesi che si appoggiano al paese per le importazioni ed esportazioni marittime: tra questi l’Uganda, il Ruanda, il Burundi, la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan che si appoggiano al porto di Mombasa per i loro traffici commerciali.

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